WYATT E. – Exile To Beyn Neharot

 
Gruppo: Wyatt E.
Titolo: Exile To Beyn Neharot
Anno: 2017
Provenienza: Israele / Belgio
Etichetta: Shalosh Cult
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TRACKLIST

  1. Nebuchadnezzar II
  2. Ode To Ishtar
DURATA: 38:39
 

«Musica per gli dei»: questo è il modo in cui i Wyatt E. descrivono le proprie creazioni. Se da un lato questa definizione dice poco o niente dello stile musicale della band, dall'altro posso affermare che basta un ascolto a "Exile To Beyn Neharot" per rendersi conto che ha perfettamente senso.

Innanzitutto, alle divinità non servono parole: qualunque sia l'entità superiore con cui vogliamo entrare in contatto, è più importante generare il giusto mood che usare pacchiane formule magiche; (quasi) quaranta minuti di musica strumentale sono il modo migliore per creare un canale verso piani astrali a noi ignoti. Per ottenere l'atmosfera adatta, poi, è bene evitare di suonare a velocità esagerate, poiché quella è la musica dei blasfemi. Al contrario, la lentezza è un altro ingrediente fondamentale per la musica degli dei, i cui ritmi pachidermici sono adatti all'immensità del pubblico a cui è rivolta. Ciò, però, non deve far pensare che i Wyatt E. rinuncino a essere estremi, tutt'altro.

Per metterla in termini comprensibili a noi umani, il sound del trio è un mix che comprende i tempi dilatati del Doom Metal, l'ossessività del Drone più meditativo, le strutture e i crescendo del mondo Post-, le visioni allucinogene tipiche del Rock psichedelico e le atmosfere riconducibili al Medio Oriente: nei due brani di "Exile To Beyn Neharot" tutti questi elementi sono facilmente riconoscibili, pur essendo uniti in un unico amalgama ben coeso nel quale ogni ingrediente è legato e influenzato dagli altri.

Un esempio lampante è la batteria: indubbiamente propensa alla lentezza, eppure decisamente dinamica e variegata (specialmente in "Ode To Ishtar"), includendo percussioni etniche e pattern che donano sensazioni ritualistiche al tutto. Anche il comparto melodico si destreggia tra i vari generi tirati in ballo: sono interessanti soprattutto le collaborazioni tra i riff delle chitarre e i suoni dei sintetizzatori, entrambi intrisi di un forte sapore mediorientale senza per questo suonare meno lisergici, ma facendo leva proprio su questo binomio. I suoni sintetici, inoltre, non nascondono affatto la propria natura elettronica, aggiungendo un'ulteriore sfumatura.

I Wyatt E. si dimostrano in grado di mantenere alta l'attenzione dell'ascoltatore nelle due mastodontiche tracce, variando la formula quando necessario, oppure sfruttando un minimalismo che induce alla meditazione. Il lavoro sulle basse frequenze è l'emblema di questa duplice faccia della musica, nel primo caso tingendosi quasi di sonorità desertiche, nel secondo apparendo più legato all'ambito Drone. I venti minuti scarsi a pezzo non sembrano neanche tali, grazie all'alternanza di tutte queste diverse sfaccettature che confluiscono in un sound altamente evocativo e coinvolgente, nonché impreziosito di dettagli che arricchiscono notevolmente l'ascolto.

Se questa è davvero musica per gli dei, probabilmente non siamo noi umani i diretti interessati: un ascolto a "Exile To Beyn Neharot" non ci viene, però, negato dai Wyatt E., nonostante la nostra natura non sia ultraterrena. Non ci sono motivi, quindi, per non approfittare di questo privilegio: qualunque amante dei generi sopra menzionati avrà sicuramente piacere di ascoltare questo gioiellino.

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