XII BOAR – Split Tongue, Cloven Hoof

 
Gruppo: XII Boar
Titolo: Split Tongue, Cloven Hoof
Anno: 2012
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Smokin Bones
  2. Hellspeed Viper
  3. Slamhound
  4. Triclops
DURATA: 19:44
 

Se c'è una scena nel mondo Metal che è sempre attiva e pullulante di ottimi progetti che producono ancor più ottimi dischi, è quella Doom. Mi sarebbe alquanto difficile fare una stima, seppure approssimativa, dell'enorme numero di band dedite a questo tipo di stile (e suoi derivati) con cui sono venuto in contatto nel recente passato. Come ultimi in ordine di tempo, posso annoverare a detta schiera i britannici XII Boar, trio formato nel 2010 e giunto quest'anno, dopo un EP del 2011, alla seconda prova discografica, un altro EP intitolato "Split Tongue, Cloven Hoof". Il dubbio di non avere a che fare con dei novellini viene subito instillato dal fatto che i musicisti che compongono il gruppo siano in forza anche ad altre compagini meno recenti, tra cui, su tutte, svettano i Witchsorrow e viene poi confermato già dalle prime battute che Tommy Hardrocks (chitarra e voce), Adam "Bad-Dog" Williams (basso) e David Wilbraham (batteria) ci presentano.

"Smokin Bones" e "Slamhound" ci mostrano immediatamente la nerboruta muscolatura dello Stoner Rock allo stato quintessenziale, una situazione in cui la figura di John Garcia e dei suoi Kyuss (unita a un'inequivocabile e rozzissima andatura tipicamente Motörhead) non può che aleggiare compiaciuta, tra vampate di desertica aria ardente e un dinamismo prepotente e stradaiolo, sfacciatamente Rock e adrenalinico. "Hellspeed Viper" espone invece una visione del classicismo più Hardcore, più aggressiva e violenta, un percorso che non si fa pregare per immergerci anche in massicce colate Doom degne dei migliori esordi dei Cathedral, mentre "Triclops" ingloba al suo interno una serpeggiante venatura Sludge che per colpire a fondo si avvale della stessa influenza Doom, sebbene, in questo caso, venga resa particolarmente acida ed esacerbata da una sezione ritmica quantomai quadrata e marziale. Un amante di tali sonorità come il sottoscritto potrebbe forse chiedere qualcosa in più? Direi proprio di no.

Ci tengo ancora a inserire una piccola nota a margine: il disco che mi è pervenuto era accompagnato da un foglio di presentazione con una piccola biografia degli XII Boar… e fin qui nulla di speciale, è qualcosa che succede spesso. Ciò che invece ha attirato la mia attenzione (oltre al fatto che la firma in calce fosse in originale) è l'enorme umiltà e la genuina gratitudine con cui David Wilbraham si rivolgeva al lettore, ringraziandolo profusamente per il tempo impiegato nell'ascolto di "Split Tongue, Cloven Hoof". Ora, posso immaginare che a qualcuno non freghi un cazzo di tutto ciò, ma, personalmente, trovo sia immensamente apprezzabile un (ormai raro) atteggiamento tanto discreto e passionale che sicuramente dona maggior spessore alla considerazione di cui la mera proposta musicale poteva già godere di per sé. Basta, per farla breve, questo è un EP che consiglio caldamente a chiunque sia un appassionato del genere e ne consiglio ancor più caldamente l'acquisto: il Dodicesimo Cinghiale potrebbe forse aver pietà di voi la prossima volta che vi farà visita.

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