Xythlia - Immortality Through Quantum Suicide

XYTHLIA – Immortality Through Quantum Suicide

Gruppo:Xythlia
Titolo:Immortality Through Quantum Suicide
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:I Voidhanger Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Death Unyielding
  2. To Defy Inevitability
  3. Initiation: Void
  4. Tachyon Malnourishment
  5. Antidream
  6. Ablation Of Subconscious
  7. Flesh Prison
  8. Post-Ironic Indoctrination
  9. Schrödinger’s Foreskin
  10. The Eye Bath
  11. Mutagenic Growth
  12. Fester In The Nether
DURATA:23:11

È molto divertente il contrasto tra i due Bandcamp ufficiali di Xythlia, progetto solista dello statunitense Nick Stanger (già in forze, tra gli altri, nei blackster Ashbringer). Quello di I, Voidhanger Records riporta un’articolata ed esaustiva descrizione di Immortality Through Quantum Suicide, ne spiega intenti, simboli e significati. Quello della band è più essenziale: «Questo spacca (Anthony Fantano)» è la recensione che ne fa il critico musicale e youtuber, dopodiché «BLACK LIVES MATTER. NO TERFs ON OUR TURF. NAZI PUNKS FUCK OFF».

Posizioni moderne, quelle di Stanger, così come moderna è la sua musica, una bestia violentissima che si muove negli spazi claustrofobici e al contempo siderali tra death, grind, mathcore, cose violente alla Converge e tutta quella roba assurda e malata che per qualche tempo ha portato Agoraphobic Nosebleed e The Berzerker sotto i riflettori, un sacco di anni fa. Evidentemente il cybergrind per gli anni ‘00 era troppo avanti, perché se ne sono poi perse le tracce del tutto o quasi, fino all’arrivo di Xythlia. Stanger, quando Converge e ANb facevano le loro prime scorribande, non era neanche nato, ma il classe ‘97 si dev’essere dedicato non poco alla materia, perché Immortality Through Quantum Suicide è davvero un punto d’incontro tra tante cose diverse, esattamente equidistante tra tutte loro. Non è un album grind eppure è un album grind, non è un album post-hardcore eppure è un album post-hardcore, e via di questo passo. Fraseggi di chitarra stortissimi, riff enormi, sberle a destra e a manca per poco più di venti minuti, ma anche cambi di tempo, urla e un’atmosfera da survival horror su una stazione spaziale. Roba che se Dead Space fosse stato un videogioco veloce, avrebbe dovuto avere Xythlia come colonna sonora.

Il titolo poco pretenzioso dell’album ha poi una ragione precisa, come spiega il comunicato stampa: «Quando è iniziata la quarantena, a disposizione avevo un sacco di tempo, di incertezze e di ansie, e questo album le riflette tutte. È un concept che parla di un personaggio che vive in isolamento completo attraverso un tempo infinito». Ed è proprio questo personaggio a campeggiare nella copertina di Carlos Agraz, intento a pugnalarsi a morte per completare il rituale del suicidio quantico attraverso cui raggiungere l’immortalità, in una scena che ricorda da vicino la figura di Dio nel Begotten di Elias Merhige. Se però il cult movie da anni associato ai Silencer di Nattramn parlava di natura, ecologia e cose terrene, Xythlia spara tutto in orbita, tra aberrazioni cosmiche e orrori galattici.

Ormai siamo più che abituati alle pubblicazioni inusuali di I, Voidhanger, eppure anche per l’etichetta di Palermo Immortality Through Quantum Suicide è una presa di posizione piuttosto forte. Complimenti quindi per questa continua volontà di spingersi oltre, che anche stavolta paga, perché quello di Xythlia è un nome da tenere d’occhio.

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