Yaldabaoth - That Which Whets The Saccharine Palate

YALDABAOTH – That Which Whets The Saccharine Palate

Gruppo:Yaldabaoth
Titolo:That Which Whets The Saccharine Palate
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Aesthetic Death
Contatti:Bandcamp
TRACKLIST

  1. Fecund Godhead Deconstruction
  2. Megas Archon 365
  3. Gomorrahan Grave Of The Sodomite
  4. To Neither Rot Nor Decay
  5. That Which Whets The Saccharine Palate
  6. Mock Divine Fury
DURATA:44:50

Alaska significa freddo, così come freddo significa black metal. Se questa banalissima associazione di idee ha anche solo un piccolo fondo di verità, possiamo già intuire il genere suonato dagli Yaldabaoth… ma la realtà è un po’ più complessa di così. E complessa è una delle parole più giuste per descrivere la musica di That Which Whets The Saccharine Palate.

Il misterioso progetto statunitense al debutto — pur non parlando troppo di sè — non nasconde più di tanto il proprio interesse-avversione verso le tematiche religiose. L’elemento che meglio illustra questo aspetto è la copertina dell’opera a cura di Pierre Perichaud, riportata in maniera completa nello splendido libretto-poster al suo interno; il disgusto e la derisione rivolti a qualsiasi forma di devozione a divinità e spiriti vari sono però percepibili anche nei testi, per quanto essi siano abbastanza criptici.

La band sembra voler spingere verso l’estremo in ogni modo possibile, attingendo prevalentemente dal black metal più dissonante al quale si sovrappongono venature di death tecnico; il caos risultante da questa unione è particolarmente intricato, eppure riesce a mantenere una discreta fruibilità — relativamente al suo genere chiaramente — tramite soluzioni ritmiche e melodiche degne di nota, che si fanno strada tra pattern complessi e urla pregne di disprezzo verso qualunque forma di culto religioso. Il pandemonio sonoro plasmato dagli Yaldabaoth viene infatti arricchito da trovate di varia natura, a partire dall’introduzione vagamente post-alternative rock di “Gomorrahan Grave Of The Sodomite” fino ad arrivare al dark ambient ritualistico di “To Neither Rot Nor Decay”, la quale vede la collaborazione di Skopt, già al lavoro insieme al gruppo statunitense nel precedente split del 2017.

Al di fuori di queste escursioni in altri territori, comunque, sono le fondamenta stesse della musica a presentare spunti interessanti: tra parti di batteria ispirate al jazz, riff dissonanti che catturano facilmente l’attenzione e un basso che in più di un’occasione riesce a sorprendere, i sei brani non annoiano pressochè mai, pur richiedendo una certa attenzione per seguire la propria contorta evoluzione. I numerosi cambi di tempo, a volte repentini e altre più ragionati, dimostrano l’abilità degli Yaldabaoth nel gestire il proprio caos tanto nelle fasi concitate quanto nei passaggi più rallentati, aggiungendo così un’ulteriore variabile alla già buona ricchezza del sound.

Nonostante sia un’opera tutt’altro che semplice, That Which Whets The Saccharine Palate riesce a farsi apprezzare facilmente grazie al buon equilibrio tra i vari elementi in gioco, che inducono l’ascoltatore a seguire l’imprevedibile andamento dei brani. Indubbiamente un ottimo esordio per gli Yaldabaoth.

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