Gli Year Of The Cobra sono la conferma stoner-doom dell'anno

YEAR OF THE COBRA – Ash And Dust

Gruppo:Year Of The Cobra
Titolo:Ash And Dust
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Prophecy Productions
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TRACKLIST

  1. The Battle Of White Mountain
  2. The Divine
  3. Ash And Dust
  4. Demons
  5. Into The Fray
  6. At The Edge
  7. Dark Swan
  8. In Despair
DURATA:41:30

Devo ammettere che nel 2016 il debutto degli Year Of The Cobra passò fuori dal mio radar: …In The Shadows Below (uscito per STD Records) era un solido disco stoner-doom, in cui si intravedevano già parecchie delle cose di cui parleremo in quest’occasione. D’altra parte, il progetto di Seattle già al tempo collaborò con l’onnipresente Billy Anderson alla produzione (noto per il suo lavoro con Neurosis, Sleep e Swans per fare qualche nome) e, con quell’album, pose spessissime fondamenta per il proprio futuro artistico.

Il duo formato da Amy Tung (voce, basso e tastiere) e Jon Barrysmith (batteria), infatti, non si è più fermato. Con il successivo EP Burn Your Dead, gli Year Of The Cobra hanno continuato a perfezionare un sound sempre più variegato, attirando l’attenzione dell’etichetta tedesca Prophecy Productions. Il secondo album Ash And Dust è stato anticipato dall’uscita del singolone dal piglio hardcore “Into The Fray” in estate e da lì la mia attesa è salita parecchio.

“Battle Of White Mountain” apre una panoramica sulla visione della coppia di Seattle, dalla chiara matrice doom, guidata dal basso pesantissimo (e ricco di effetti) di Tung che si occupa all’occorrenza sia della ritmica che dei lead, nonché della parte vocale con grande versatilità. Barrysmith si conferma perfettamente a suo agio con le martellate cadenzate, ma resta sempre pronto a macellare quando necessario (“Ash And Dust”). Nel corso delle otto perle che compongono l’album, il background hardcore punk degli Year Of The Cobra fa capolino a più riprese, aggiungendo una carica rara in dischi di questo tipo, tanto che in alcuni momenti vi chiederete come facciano solo due musicisti a imbastire una tale carneficina.

Non mancano sezioni più orecchiabili e in generale la varietà è aumentata rispetto al lavoro precedente (segnalo in particolare la ballad che arriva nella seconda metà, “At The Edge”), con i due ormai assolutamente in controllo del temibile rettile che li ha ispirati. In definitiva, Ash And Dust è un disco consigliatissimo in particolare a chi ascolta stoner e doom, ma può riservare grandi e inattese sorprese anche a chi non vive a pane, Ufomammut ed Electric Wizard. Purtroppo mi sono perso gli Year Of The Cobra nel corso del tour europeo di fine 2019, ma spero di recuperare e riuscire a vederli dal vivo quanto prima.

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