YELLOWTOOTH – Disgust

YELLOWTOOTH – Disgust

Informazioni
Gruppo: Yellowtooth
Titolo: Disgust
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Orchestrated Misery Recordings
Contatti: facebook.com/yellowtooth.mc.9
Autore: Mourning

Tracklist
1. Wizard Dust
2. Soulstalker
3. John Wilkes Booth
4. 75 Black Pontiac
5. Burning Daylight
6. Prophetic Ramblings
7. On The Trail Of Lewis Medlock
8. Traitor
9. Decaying From Within
10. 11th Hour

DURATA: 47:22

Da Michigan City direttamente ai nostri stereo, ecco a voi gli Yellowtooth.
La formazione dell’Indiana, che vede in line-up il bassista cantante Peter Clemens (Skullview, Invasion, Nuclear Torment e Sea Of Tranquillity), dopo aver pubblicato due demo tira fuori oggi il debutto “Disgust” ma non c’è nulla di disgustoso in questo platter. Al contrario Peter e i compagni di viaggio Henry McGinnis (chitarra e voce) ed Ed Kribbs (batteria) ci forniscono dieci tracce di buonissimo stoner/sludge a tinte più groove/death o rockeggianti in alcuni casi ed è proprio vero che quando si fanno le cose non complicandosi la vita riescono bene.
La proposta del trio è basilarmente accattivante, abbiamo un sound ibrido che pesca dalle radici settantiane dei Black Sabbath, offre fughe in territori affini a Black Label Society, Down e Cathedral, con qualche reminiscenza del riffing di Dimebag sparsa qua e là. Ovviamente non sono assenti quelle striature bluesy che tanto ci aggradano, mntre la voce opta per lo più su di un’impronta death pesante e grattata.
Le componenti le conosciamo e riscontriamo ormai da anni in molti platter, qui però vengono sviscerate e riversate all’interno di brani che hanno il pregio di essere tutt’altro che noiosi. “Disgust” possiede infatti una serie di canzoni dal piglio sicuro e dall’animo da rocker come “Wizard Dust”, “John Wilkes Booth” e “Rambles Prophetings”, inoltre si spinge in territori più estremi e dediti a sonorità più oscure e maligne in “Burning Daylight” (traccia al limite con il gusto amaro della “morte”) e “Traitor”, offrendo degli ottimi diversivi nella più eclettica e armonicamente lucente “75 Black Pontiac”, spogliata dal nero citato in precedenza, e “On The Trail Of Lewis Medlock” dalla fruibilità più alta nonché brano maggiormente accessibile al cospetto degli altri, senza però cedere alla tentazione di soluzioni che prendano direzioni troppo fuorvianti, il trademark rimane quello imposto e voluto dagli Yellowtooth.
Probabilmente in sede di produzione si sarebbe potuta dare una risonanza più netta all’operato di Ed, le pelli sono infatti retrocesse in seconda linea a favore delle chitarre, d’altro canto questa forma rende l’atmosfera del disco cruda ed essenziale; tutto sommato il basso non viene danneggiato e quindi ciò può anche starci bene.
“Disgust” è un disco vibrante, aggressivo, considerevolmente legato a una serie di cliché per i quali se ci fosse un “mi piace” in stile Facebook cliccheremmo in segno d’approvazione. Il primo lavoro degli Yellowtooth ha colto nel segno.
Strada, polvere, fango, adrenalina e alcol, vi dicono niente queste parole? Se per voi hanno più di un senso e in questa musica trovano la propria collocazione, sapete qual è il da farsi: ascoltare “Disgust”.

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