Yovel - Forthcoming Humanity

YOVEL – Forthcoming Humanity

Gruppo:Yovel
Titolo:Forthcoming Humanity
Anno:2020
Provenienza:Grecia
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Facebook  Youtube  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Chapter I – Debout Les Morts
  2. Chapter II – Peace
  3. Chapter III – Woe To The Vanquished
  4. Chapter IV – To Arms
  5. Chapter V – Epitaph
  6. Chapter VI – So, Our Flags Were Born
  7. Chapter VII – New Planet Earth
  8. Chapter VIII – Forthcoming Humanity
  9. Chapter IX – Love
DURATA:48:03

Proprio in questi giorni, in cui mi appresto a scrivere dei greci Yovel e del loro secondo album, è arrivata la notizia da fonti autorevolissime che Satana è di sinistra. Non che in redazione avessimo molti dubbi, ma questa uscita cade piuttosto a fagiolo con le sempre più pressanti discussioni che coinvolgono black metal e orientamento politico.

Una prima occhiata al libretto e subito ci si rende conto di dove gli ellenici — e nello specifico Forthcoming Humanity — si collochino. Il disco è incentrato sulla figura e sugli scritti del connazionale Tassos Leivaditis, poeta e rivoluzionario vissuto tra il primo dopoguerra e la fine degli anni Ottanta, membro della Resistenza durante l’occupazione nazista della Grecia e fortemente limitato nella sua attività dopo il colpo di stato fascista del 1967. Il disco poggia le fondamenta su una manciata di suoi componimenti e vi costruisce sopra un concept, una storia che dalla realtà greca si amplia e diventa universale, abbracciando un secolo di storia e diversi luoghi del Pianeta, uniti sotto un’unica bandiera: quella della lotta contro gli oppressori, spesso con esiti tragici, contro lo sfruttamento e il capitalismo spinto che, è sempre più evidente, sta lanciando il genere umano su un treno in corsa con dei freni ben poco efficienti.

Con Forthcoming Humanity, gli Yovel adottano una struttura con due componenti principali in forte contrasto tra loro, ma soltanto dal punto di vista sonoro: la cosa che potrebbe spiazzare di più considerando il genere è la presenza di molti estratti dagli scritti di Leivaditis, declamati in lunghe sezioni acustiche e arpeggiate ricchissime di pathos, grazie allo spoken word in lingua originale di Antriana Andreovits; parole che, appunto, trascendono le singole realtà e diventano un carro che si fa carico di sofferenze, paure e speranze insite della natura umana. Che siano i bolscevichi all’assalto del Palazzo d’Inverno nel 1917 o le proteste del movimento Black Lives Matter a Portland nel 2020 — passando per una serie di eventi del XX secolo, come la dittatura franchista in Spagna, l’assassinio di Allende o le vicende legate alla rivolta zapatista in Messico — gli Yovel mettono sul piatto un tributo pregno di rabbia, in cui tutti questi episodi passati e presenti sono parte di una condizione che è lungi dall’essere risolta e che lascia ancora sgomenti se si volge lo sguardo al domani.

Quando però gli Yovel fanno black metal, lo fanno senza mezze misure. Un’overdose di riff in tremolo dal carattere maestoso, degni dell’importanza del messaggio che accompagnano: la costante aggressività non è mai fine a se stessa, anzi è connaturata a un ottimo songwriting che si presta benissimo alla narrativa del gruppo, potendo contare anche su una produzione inappuntabile. Personalmente, l’apice si raggiunge con “Epitaph | Chapter V”, suddivisa in due parti e incentrata su uno degli episodi più controversi della storia recente greca, quando soldati inglesi fecero fuoco sui manifestanti partigiani nella centralissima Piazza Syntagma, ad Atene, nel 1944. Meritevole di menzione anche la successiva “So Our Flags Were Born | Chapter VI”, in cui trova spazio come ospite Ayloss (Spectral Lore, Mystras) con un contributo al pianoforte ad aggiungere un elemento in più all’atmosfera generale.

Gli Yovel hanno riversato le proprie ambizioni artistiche e non solo in un disco dal peso specifico enorme, che raggiunge livelli tecnici e concettuali notevoli considerando che si tratta di un’autoproduzione. In un genere in cui odio e misantropia fanno la figura del leone, Forthcoming Humanity si schiera dalla parte opposta, dalla parte della solidarietà e dell’odio condiviso da chi subisce soprusi legati al proprio status sociale dall’alba dei tempi: un lavoro curato a tutto tondo, dalla parte testuale a quella grafica con testimonianze visive di tutti gli eventi toccati dal gruppo. Per chiudere, un brevissimo cenno alla copertina, una leggera rivisitazione di un dipinto del pittore russo del primo novecento Konstantin Yuon, già utilizzato per la copertina di Vltra dagli Spite Extreme Wing, non proprio dei progressisti. Ah, l’ironia.

Facebook Comments