YUCK – Do It Yourself

 
Gruppo: Yuck
Titolo:  Do It Yourself
Anno: 2009
Provenienza:  Francia
Etichetta: Postghost
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TRACKLIST

  1. The Smell Of Cold
  2. Virus
  3. Nunc Umbra, Mox Gloria
  4. Hermit
  5. Mine Is Bigger
  6. Denying The 3
  7. Ab Irato
  8. Decline
  9. Fury Rise
  10. The Right To Live
  11. To Redemption
DURATA: 54:06
 

Era passato un po' di tempo che non ascoltavo gli Yuck su Myspace, purtroppo per tanti quel mondo è morto e quando inviai un messaggio chiedendo ai ragazzi di poter ricevere il loro materiale per mesi non ebbi nessuna risposta. Nel momento meno atteso è però arrivata l'email di Julien, il chitarrista della band, che mi fa sapere d'esser felice nel farmi pervenire i loro due album: "Do It Yourself" e "This One Is Good". Mi tocca adesso parlarvi di questa realtà transalpina e lo faccio partendo proprio scrivendo del debutto pubblicato nel 2009.

Il gruppo composto da Jerèmie (voce), Julien Payan (chitarre), Stéphane Gouby (basso) e Sébastien Fercoq (batteria) è di quelli da prendere con le molle, la proposta è di catalogazione complicata data la personalità dei musicisti e la loro voglia di realizzare qualcosa di personale. Il titolo del disco non è messo lì a caso e l'avvicinarsi al suono degli Yuck non è proprio una cosa semplice dato che si tratta di un crocevia fra metal e rock che potrebbe farsi amare o odiare da entrambe le schiere di ascoltatori, tutto sta a comprendere quanto ci si voglia addentrare nel loro modo di fare musica.

"Do It Yourself" suona black, death, thrash, ma anche grunge, rock lievemente fangoso, stoner e bluesy, è un mash-up d'influenze nel quale nessuna d'esse è gregaria, sono tutte poste l'una al servizio dell'altra. È un ascolto strano in quanto ogni brano potrebbe essere allo stesso tempo figlio di più realtà senza per questo però appartenervi del tutto, l'esposizione e l'impostazione portano a citare nomi altisonanti quali Sodom, Kreator, Celtic Frost, Satyricon, Dissection, Immortal, Nirvana, Led Zeppelin che sembrerebbero entrare in contrasto data in alcuni casi la profonda diversità stilistica e invece non è così.

È evidente che gli Yuck si divertano nel calcare la mano su questo punto chiudendo il disco dopo brani pesanti come "Nunc Umbra, Mox Gloria" e "Fury Rise", altri scapoccianti come "Virus" e altri dalla forte carica evocativa tipo "Denying The 3", accennando all'intimità nell'incipit di "Decline" e puntando su "To Redemption", alla quale ha collaborato in fase di stesura la musicista rock-blues prematuramente scomparsa Carol-Ann Croft, una canzone acustica che mette in mostra l'ennesima facciata di una formazione che non si risparmia d'esplorare qualsiasi angolo del mondo musicale le capiti d'attraversare, affondando nella malinconia quanto nell'odio e nella rabbia.

Genuino, non so quale altro aggettivo si possa usare per descrivere quest'album, è il suono degli Yuck, il suo continuo ampliarsi e stravolgersi nel tentativo di reinventarsi passo dopo passo è croce e delizia per l'orecchio. Ovviamente sarete voi a scegliere quale delle due sia più consona al gusto che v'appartiene, sia l'una o l'altra di sicuro non avrete a che fare con musicisti modaioli o alle prese con chissà quale visione "core" di una scena metal che di tale "orpello" si è altamente rotta le palle.

Vi lascio dunque all'ascolto degli Yuck mettendovi in stand-by, il prossimo capitolo, "This One Is Good", sarà postato a breve ancora una volta qui su Aristocrazia Webzine, non perdetevelo.

 

 

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