YUCK – This One Is Good

 
Gruppo: Yuck
Titolo:  This One Is Good
Anno: 2011
Provenienza:  Francia
Etichetta: Postghost
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TRACKLIST

  1. Legacy
  2. I Will Not Close My Eyes
  3. Alone In Heaven
  4. Bad Luck
  5. We Search For Soul
  6. Nocturne
  7. Gimme More
  8. To Redemption
DURATA: 39:01
 

Vi avevo presentato un paio di settimane fa il primo atto discografico di questa band francese intitolato "Do It Yourself" rilasciato nel 2009 e che ci dava in pasto un miscuglio sonoro stravagante, ma dalle intenzioni tutt'altro che disordinate.

Con il secondo lavoro il gruppo proveniente da Rouen in Normandia, zona che ci ha peraltro regalato formazioni quali Fatum Elisum e i Mhönos, non solo conferma quanto di buono vi era nel lavoro di debutto, dimostra pure d'aver acquisito una padronanza sia sotto il punto di vista compositivo che sotto quello dei cambi d'umore in corsa, ciò ha reso ancor più pregiata la qualità della loro proposta.

Gli Yuck non hanno nessuna intenzione di rimanere fossilizzati internamente a una gabbietta denominata con una semplice targhetta a indicare uno stile preciso, si è quindi nuovamente assaltati da otto tracce nelle quali è palese il confluire di più influenze: black metal, thrash, grunge, un po' di aura Black Sabbath e un tocco di Motörhead a rendere ancor più genuina una prestazione, "This One Is Good", che in maniera camaleontica si diletta nel mutare la forma.

Si passa dalle sfuriate in velocità di "Legacy", interrotte dall'introdursi della scena di Seattle, all'appeal groove melodico che contraddistingue "I Will Not Close My Eyes", dal metal/rock decadente con alone nirvaniano intriso di melanconia di "Alone In Heaven", nel quale la vocalità stridente e urlata di Jérémie è simbolo dello stato d'animo combattuto, arrivando a una "Bad Luck", traccia primordiale in cui devo essere sincero sin dall'incipit di stampo sabbathiano, il riff d'apertura è in pieno stile Iommi, ho avuto una sensazione di deja-vù nitida senza però riuscire a trovare il collegamento che cercavo, magari smettendo di pensare il nome che mi circola in testa verrà fuori da solo, talvolta capita.

Metà disco è trascorso e come per il precedente le montagne russe sono ancora in fase di salita, è il turno di "We Search For Soul" e qui una bella dose di rock e l'idolo Lemmy vengono a farci visita, ascoltare per credere; la presenza diviene dirompente tant'è che la successiva "Nocturne" in parte prende parecchio del carisma di quel Signore e dall'altra attinge dalla scena canadese. Un nome soprattutto rappresenta il modo con il quale si espongono e corrisponde a quello dei Voivod.

Avanguardismo, thrash e follia, si divertono e tanto non mollando mai la seggiola di quell'altalena che permette loro un sali e scendi costante, un voler a tutti costi far ciò che preferiscono prima di piacere ad altri, proseguendo per la propria strada anche con "Gimme More", nient'altro che la riprova delle passioni sonore confluenti all'interno del suono degli Yuck.

La canzone che porta a termine l'album è quella "To Redemption" filo rosso d'unione fra le due uscite, unico esemplare presente in entrambe e tributo nuovamente votato alla figura di Carol Ann-Croft, stavolta però si tratta di una riproposizione più nera e pesante, degna conclusione della girandola epilettico-emotiva messa in atto sino a quel momento.

Sporchi e cattivi? Malinconici e riflessivi? Inclassificabili? Tutto ciò sono gli Yuck, una realtà che prova sempre e comunque a inserire del proprio in un tessuto fatto di tante, troppe vite per non farsi coinvolgere. Per coloro che non amano le prove statiche e monotematiche "This Is One Is Good" sarebbe da tenere in considerazione in qualità di papabile acquisto, nel pensarci su potrebbe esservi d'aiuto controllare la pagina Bandcamp della Postghost, etichetta della band, dategli un paio d'ascolti e poi si vedrà.

 

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