ZAPRUDER – Zapruder

Gruppo: Zapruder
Titolo: Zapruder
Anno: 2018
Provenienza: Francia
Etichetta: Apathia Records
Contatti: Facebook Bandcamp Instagram Spotify
TRACKLIST

  1. I Left My Appendix In NYC
  2. Tongue Twister
  3. Half Stache Man
  4. Leaving Montreal
  5. Dracula Love Hotel
  6. Martin Bell
  7. Piss Soaked
  8. Back In Town
  9. Fly Me To The Ceiling
DURATA: 38:08

Abraham Zapruder era un sarto qualunque, quando improvvisamente diventò noto per aver ripreso — in maniera del tutto casuale, ovviamente — l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy. Questa breve lezione di storia contemporanea non ha assolutamente niente a che fare con l’oggetto di questa recensione, se non che Zapruder è anche il nome della band e dell’album di cui parleremo.

La copertina a tema giapponese a cura di Chien Bleu — elemento che stranamente ha catturato fin da subito la mia attenzione — dovrebbe rappresentare i temi dell’album, principalmente libertà e… bromance: la stretta amicizia che lega i componenti — sopravvissuta, se non addirittura consolidata dal trasferimento in Canada del cantante — è infatti la base della musica degli Zapruder; probabilmente versi quali «I will cut your balls, I will eat them raw» non rappresentano al meglio il concetto, ma diciamo che l’importante è il pensiero.

In neanche quaranta minuti di musica, il gruppo tira in ballo diversi stili; tuttavia, la possenza del sound e la complessità delle composizioni non lasciano dubbi sull’importanza del Mathcore all’interno delle nove tracce che si presentano variegate ed elaborate, eppure capaci di fare presa fin dal primo ascolto, grazie a una forte attitudine Rock’N’Roll, come nel caso della americanissima “I Left My Appendix In NYC”. La band sfrutta appieno le proprie notevoli abilità, trasformandosi di brano in brano: in “Leaving Montreal” sembra di avere a che fare con una versione estrema del Low Rock dei Morphine a tinte noir; il finale di “Martin Bell”, invece, si tuffa a capofitto nel marasma delle sperimentazioni Noise; l’universo Post- salta fuori a più riprese, ad esempio nella seconda parte di “Half Stache Man”; qualche blast beat qua e là, infine, pare attingere da certi ambienti del Metal estremo.

I musicisti si dimostrano tecnicamente in grado di gestire questo mix caotico, inglobando tutti i generi appena citati nel proprio personale stile e offrendo una prestazione ineccepibile; colpisce in particolare il sassofono di Clement, capace di comparire in maniera del tutto naturale nei momenti più tendenti al Post- di “Dracula Love Hotel”, in quelli più intricati di “Piss Soaked” e perfino nelle sfuriate di “Fly Me To The Ceiling”. Una particolare nota di merito, inoltre, va al comparto vocale guidato dal cantante Isaac, nel quale possiamo trovare principalmente urla vigorose alternate a un pulito riverberato, con qualche incursione di voci acute o, al contrario, gravi e profonde.

Gli Zapruder sono soltanto al secondo album, eppure sembrano già avere le idee piuttosto chiare: pur non negando l’ispirazione da band quali The Dillinger Escape Plan e Daughters, il gruppo francese riesce a rielaborare queste influenze, dando la giusta personalità alla propria musica. L’ennesimo bel colpo per la Apathia Records e per la scena francese.

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