ZEALOTRY – The Last Witness

ZEALOTRY – The Last Witness

Gruppo:Zealotry
Titolo:The Last Witness
Anno:2016
Provenienza:Canada / USA
Etichetta:Lavadome Productions
Contatti:Facebook Bandcamp Spotify
TRACKLIST

  1. Arc Of Eradication
  2. Heralding The Black Apostle
  3. Cybernetic Eucharist
  4. Progeny Omega
  5. Mutagenesis
  6. Yliaster
  7. The Last Witness
  8. Silence
DURATA:53:34

The Last Witness fa venire i brividi. È evidente che il secondo disco degli Zealotry, uscito l’anno scorso, non è stato pensato per le orecchie di questo mondo. La creatura di Roman Termin affascina l’ascoltatore con un death metal talmente esotico da essere alieno: scomoda nomi come Demilich e Timeghoul, suonando però caratteristico e personale. Questo grazie anche al tocco in fase di scrittura del chitarrista Pat Tougas, che nel 2016 è riuscito a suonare su ben tre album per tre band diverse (Chthe’ilist, First Framgent e ovviamente Zealotry), pur se nessuna delle altre sue opere si avvicina a quanto prodotto qui.

Gli Zealotry ci mettono davanti all’ignoto, a dimensioni estranee dove le nostre menti sarebbero spezzate dalla quantità di oggetti che le nostre facoltà mentali possono registrare ma non comprendere. L’andamento è imprevedibile: anche se la band preferisce ritmi cadenzati, non si riesce mai a immaginare quando la prossima sfuriata avrà luogo. Le chitarre creano partiture contorte, fatte di scale cromatiche che potrebbero aver senso solo per gli abitanti di R’lyeh; si lascia inoltre in parecchie occasioni lo spazio al basso per brillare anche in fase solista (come nella traccia che dà il titolo all’album). Infine, il growl sembra provenire da distanze astronomiche per quanto suona profondo e nero.

Forse vi siete fatti l’idea che The Last Witness sia un disco confusionario. Fareste un grave errore: non c’è la dissonanza facile che sta prendendo piede in certi ambiti del metal estremo. Qui è chiaro che ogni arrangiamento è stato pensato con una cura maniacale ed è frutto di tanto lavoro e di influenze macinate negli anni. Aggiungete, poi, una certa musicalità che rende la proposta variegata e complessa, senza cedere mai al caos inconcludente, e avrete un’idea più chiara di come suona questo lavoro.
Non mancano elementi che fanno da stacco e che aumentano il valore compositivo del disco: a mio parere, i due brani più lunghi, “Progeny Omega” e il conclusivo “Silence”, sono i migliori. Entrambi si aprono con una breve introduzione in chitarra acustica, per poi farsi divorare dal delirio del death più intricato. La prima delle due tracce ha nella sezione centrale degli assoli melodici e fulminei che riecheggiano di certo metal tradizionale, mentre nell’altra fa addirittura una breve comparsa il violoncello!

Vorrei chiudere con un mea culpa: avevo già ascoltato questo album l’anno scorso ed ero intenzionato a inserirlo nella mia Top 5. Purtroppo gli ho preferito i Blood Incantation, perché a causa di questioni temporali non ho avuto modo di dedicare a The Last Witness gli ascolti necessari per sentirmi sicuro. Il lavoro è complesso e anche dopo diversi ascolti non avevo la sensazione di essere arrivato a cogliere tutte le sfumature. Non aiuta che nel 2016 le uscite degne non sono affatto mancate. Oggi mi sento di dire però che gli Zealotry avrebbero meritato quel posto. Spero di redimermi, consigliando di acquistare questo album a chi ama il death metal e desidera essere sorpreso.

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