ZEALOTRY – The Last Witness

 
Gruppo: Zealotry
Titolo: The Last Witness
Anno: 2016
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Lavadome Productions
Contatti:

Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Arc Of Eradication
  2. Heralding The Black Apostle
  3. Cybernetic Eucharist
  4. Progeny Omega
  5. Mutagenesis
  6. Yliaster
  7. The Last Witness
  8. Silence
DURATA: 53:34
 

"The Last Witness" fa venire i brividi. È evidente che il secondo disco degli Zealotry, uscito l'anno scorso, non è stato pensato per le orecchie di questo mondo. La creatura di Roman Termin affascina l'ascoltatore con un death metal talmente esotico da essere alieno: scomoda nomi come Demilich e Timeghoul, suonando però caratteristico e personale. Questo grazie anche al tocco evidente, in fase di scrittura, del chitarrista Pat Tougas, che nel 2016 è riuscito a suonare su ben tre album per tre band diverse, pur se nessuna delle altre sue opere si avvicina a quanto prodotto qui.

Gli Zealotry ci mettono davanti all'ignoto, a dimensioni estranee dove le nostre menti sarebbero spezzate dalla quantità di oggetti che le nostre facoltà mentali possono registrare ma non comprendere. L'andamento è imprevedibile: anche se la band preferisce ritmi cadenzati, non si riesce mai a immaginare quando la prossima sfuriata avrà luogo. Le chitarre creano partiture contorte, fatte di scale cromatiche che potrebbero aver senso solo per gli abitanti di R'lyeh; si lascia inoltre in parecchie occasioni lo spazio al basso per brillare anche in fase solista (come nella traccia che dà il titolo all'album). Infine, il growl sembra provenire da distanze astronomiche per quanto suona profondo e nero.

Forse vi siete fatti l'idea che "The Last Witness" sia un disco caciarone. In questo caso, vi sbagliereste e di molto: non c'è la dissonanza facile che sta prendendo piede in certi ambiti del metal estremo. Qui è chiaro che ogni arrangiamento è stato pensato con una cura maniacale ed è frutto di tanto lavoro e di influenze macinate negli anni. Aggiungete, poi, una certa musicalità che rende la proposta variegata e complessa, senza cedere mai al caos inconcludente, e avrete un'idea più chiara di come suona questa opera baciata dai raggi cosmici.

Non mancano elementi che fanno da stacco e che aumentano il valore compositivo del disco: a mio parere, i due brani più lunghi, "Progeny Omega" e il conclusivo "Silence", sono i migliori. Entrambi si aprono con una breve introduzione in chitarra acustica, mostrando diversi sviluppi grazie a elementi inediti. La prima delle due tracce ha nella sezione centrale degli assoli melodici e fulminei che riecheggiano di certo metal tradizionale, mentre nell'altra fa addirittura una breve comparsa il violoncello!

Vorrei chiudere con un mea culpa: avevo già ascoltato questo disco l'anno scorso ed ero intenzionato a inserirlo nella mia Top 5. Ciò non è avvenuto, perché non ho avuto modo di dedicare a "The Last Witness" gli ascolti necessari per sentirmi sicuro, preferendogli altri lavori che sono riuscito ad approfondire meglio, a causa anche del fatto che nel 2016 le uscite degne non sono affatto mancate. Oggi mi sento di dire che gli Zealotry avrebbero meritato quel posto. Spero di redimermi, consigliando di acquistare questo album a chi ama il death metal e desidera essere sorpreso.

 

Facebook Comments