ZIZ – Ever

ZIZ – Ever

 
Gruppo: ZiZ
Titolo:  Ever
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Toilet Smokers Club
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. ZiZ
  2. Jericho Lie
  3. And To Protect
  4. Tardigrad
  5. Space Is The Place
DURATA: 35:10
 

Lo ZiZ non è nient'altro che se stesso, infinitamente; ovvero, lo ZiZ è archetipo dell'infinito. Ciò significa che in lui converge una duplice simbolicità: lo ZiZ è simbolo del cosmo, ma è anche simbolo dell'immortalità.

Lo so, iniziare una recensione con una citazione è forse un artifizio di dubbia valenza, ma so che mi perdonerete: le parole che avete appena letto sono estrapolate dal foglietto di presentazione pervenutomi con "Ever", il primo EP degli ZiZ, e ritengo siano le più valide per portare alla vostra conoscenza l'operato di questo quartetto di Voghera. Lo ZiZ identificherebbe un uccello presente in svariate mitologie e la sua forma più conosciuta è quasi sicuramente quella della leggendaria Fenice: la più nuova e ultima incarnazione di tale creatura si manifesta tramite quattro ragazzi provenienti da altri progetti nostrani (Malasangre, Caput LVIIIm, Mocker Monkeys e altri) e la sua opera prima è "Ever".

L'apertura è affidata a "ZiZ", traccia che lascia fluire un senso di psichedelia dai contorni onirici che, tramite una cullante ripetitività ipnotica e un prosieguo più energicamente elettrico, diviene colonna sonora ideale per l'avvento del gigantesco volatile. Il vero e proprio corpo musico/concettuale di "Ever" comincia però a materializzarsi con "Jericho Lie": veniamo condotti alla deriva mentale da un andamento Heavy/Rock, il quale indossa le sembianze di certi Black Sabbath annegati in un oceano di acida psichedelia, che strizza l'occhio a movenze Krautrock tramite l'utilizzo di sintetizzatori che passano dalla liquidità più lisergica a un'impostazione maledettamente retrò.

Se la rosa di Gerico che qui viene raccontata possiede una (illusoria) capacità di "resurrezione", lo stesso non si può dire della tartaruga protagonista di "And To Protect": il placido rettile, infatti, sopravvive alle biologiche avversità del tempo per centinaia di anni, ma finisce con l'essere ucciso dal suo stesso indistruttibile carapace. La sorte incurantemente beffarda del povero animale viene evocata da un velo di delicata e trasognata malinconia che si tinge di colori scuri per via di un più marcato influsso Doom, il quale si fonde perfettamente con le derive più spaziali degli Hawkwind. Con "Tardigrad" veniamo investiti da caliginosi toni liquido/cosmici in cui, di nuovo, la vocazione di elementi elettronici tipicamente settantiani intorpidisce i sensi; l'apparente invulnerabilità dei microrganismi invertebrati che offrono il titolo alla traccia (i tardigradi, appunto, che parebbero essere in grado di sopravvivere nelle condizioni più avverse ed estreme) viene dunque celebrata evocando una misteriosa e inibente atmosfera piacevolmente rilassata.

"Ever" viene formalmente chiuso da "Space Is The Place" che riprende tutti i connotati sopracitati e assume la forma di un costrutto estremamente lisergico e dannatamente ligio al dichiarato intento di sviluppare "l'infinità come dimensione del cosmo": all'interno di un ciclo di riproposizione senza fine di altri cicli di risonanza, riverbera eternamente la più pura esemplificazione dell'elementare componente ripetitiva dell'esistenza. A portare a termine in modo effettivo il disco sono però tre tracce fantasma, le quali potrebbero essere semplicisticamente immaginate come una deviata trasposizione in chiave psichedelica del passaggio di una compagnia circense vagante tra le galassie.

Vi sarà stato facile comprendere quanto "Ever" sia un'opera ancorata solidamente a un approccio artistico (sia strettamente musicale che lirico/concettuale) che si porta appresso una valenza simbolica di non poco conto. Ciò che mi sento soltanto di aggiungere è che "Ever" è un primo lavoro davvero stupefacente e di grande valore: non lasciatevelo sfuggire e tenete molto bene d'occhio lo ZiZ… tanto si sa, prima o dopo rinascerà sempre!

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