ZORNDYKE – Witchfun

 
Gruppo: Zorndyke
Titolo: Witchfun
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Baphomet In Steel
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TRACKLIST

  1. Häxan
  2. Crippled Mangled Flayed Mutilated
  3. Ten Thousand Needles
  4. Reavers Of Their Eternal Sleep
  5. The Brown Jenkin
  6. Osculum Infame
  7. Be Bewitched
  8. Forgotten Rites On The Swamp
  9. Unctorial March
DURATA: 38:57
 

Nel Belpaese il death metal sta vivendo un periodo veramente d'oro e chiunque segua con attenzione la scena penso abbia ormai preso coscienza del fatto che le band nostrane — rinate, neonate o confermatesi nel corso degli anni — presentino una costante crescita qualitativa. Gli Zorndyke sono — o purtroppo sarebbe meglio dire erano, dato che hanno deciso di sciogliersi — da inserire fra quelle che ho più apprezzato.

In passato era stato Akh. a scrivere di quella scudisciata nera a titolo "On Mayor Altar's Edge", è il mio turno invece per quanto riguarda "Witchfun". Se il nostro collega aveva citato Exicidium, Krashing e Schizo a riferimento di un'Italia death metal primordiale e belluina, aggiungerei alla serie di compagini che ben si sposano con la visione malefica, incorrotta e rétro dei Nostri anche i seminalissimi Angel Death.

I riferimenti alla pellicola diretta nel 1922 da Benjamin Christensen ("Häxan"), l'omaggio alla letteratura del maestro di Providence con "The Brown Jenkin" ("The Dream In The Witch House"), la sensazione di essere catapultati nella Notte Di Valpurga in cui scalpitanti e lussuriose serve del demonio porgono saluto con il bacio vergognoso ("Osculum Infame"), l'aria resa fetida e pestilenziale dall'espansione epidemica incontrollata del morbo ("Unctorial March") e la copertina — carnale e figurativamente elementare nel suo volgere lo sguardo all'occulto — collimano perfettamente con la rappresentazione sonora.

L'album puzza di marciume e decomposizione, possedendo una forma dissoluta e selvaggia. La bestialità si esprime attraverso la spinta sull'acceleratore e con brevi e indovinate ritmiche simili a fosse fangose nelle quali affondare lascivamente, trovando sempre e comunque ideale sfogo nel malvagio e profondo rigurgito vocale di Abyssal Howl.

Non ci girerò attorno: se siete troppo attenti a produzioni curate ed evoluzioni fantasiose, dovete stare lontano chilometri da un disco come "Witchfun". Se invece il death metal vi piace rozzo, privo di modernismi e capace di incarnare appieno l'attitudine degli anni Ottanta e dei primissimi anni Novanta, allora fa proprio al caso vostro e come me vi rammaricherete del fatto che questa sia l'ultima uscita a nome Zorndyke.

 

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