Pillole di male #1 – Giugno 2021

Pillole di male #1 – Giugno 2021

Quando parliamo di musica cerchiamo di farlo nel modo più approfondito ed efficace possibile, sviscerando aspetti salienti quali i contenuti dei testi ma evitando le sterili sbrodolate di un’analisi traccia per traccia forzata. Per questa ragione avere fra le mani il disco fisico è una necessità oltre che una gratificazione: studiare il libretto, verificare la qualità audio del supporto, ammirare la copertina. Talvolta però non è possibile ricevere il materiale promozionale o acquistare il cd/vinile/musicassetta in prima persona per una serie di motivi economici o logistici: perché magari prodotto in numeri limitatissimi (anche oltreoceano), troppo costoso, oppure già esaurito o ancora in attesa di essere stampato. In tutti questi casi solitamente avremmo alzato le mani, nonostante la qualità delle opere ascoltate, e ci saremmo dedicati ad altro, privando però i lettori di una occasione di conoscenza, seppur parziale. Fino a oggi. Perché la rubrica Pillole Di Male arriva per colmare questa lacuna: non vere e proprie recensioni, piuttosto dei consigli per gli ascolti in pastiglie… ma senza effetti collaterali! Un modo per stuzzicare il vostro appetito musicale e condividere quanto ci ha appassionato fra le uscite underground più recenti.


Gates Of Londra – Gates Of Londra

(Födweg, 14 novembre 2020)

Solitamente dedico i primi mesi dell’anno al recupero di quanto perso per strada nei dodici precedenti e gennaio 2021 non è stato da meno. La mia prima segnalazione è datata infatti novembre 2020, sto parlando del demo eponimo degli austriaci Gates Of Londra, uscito in musicassetta per Födweg e ormai esaurito. Lo sfondo giallo che domina la copertina è un indizio sulla peculiarità del black metal proposto da R., protagonista in gruppi che spaziano fra elettronica, industrial e noise-punk come Rosa Nebel, Parasite Dreams, Dichotom e Pitva. Abbiamo a che fare con un raw black metal dalla forte impronta industrial, con beat elettronici e passaggi che ricordano i Diabolicum, tastiere dai toni spaziali e un cantato che si muove dallo scream filtratissimo al pulito post-punk. Ciliegina sulla torta di questi dodici minuti e mezzo distribuiti su cinque tracce: i testi ispirati a The History Of The Runestaff, raccolta di romanzi del maestro Michael Moorcok. Chi ama i suoni ruvidi e le sperimentazioni troverà pane per i propri denti.


Somme – Prussian Blood

(Death Kvlt Productions, 15 marzo 2021)

Un medagliatissimo (ma non quanto il generale Figliuolo) Oskar di Prussia, uno dei figli del kaiser Guglielmo II, ci fissa dalla copertina di Prussian Blood, il secondo EP dei finnici Somme. Il duo prende il nome dal fiume che attraversa la regione francese della Piccardia, teatro di una sanguinosa e inutile offensiva anglo-francese durante la Prima Guerra Mondiale che costò la vita a oltre un milione di uomini fra il giugno e il novembre del 1916. In nemmeno 21 minuti i Somme ci deliziano con un raw black metal ipnotico e dalle melodie decadenti, che esalta le aspirazioni militaristiche prussiane nelle atmosfere epiche, colme di tensione crescente ma anche di un senso di disfatta incombente. Pur non potendo consultare i testi, titoli quali “Iron Kingdom”, “Sieg Oder Tod!” (vittoria o morte) e “Prussian Blood” sono emblematici del contesto dell’ep, così come la chiusura affidata a “Song Of Prussia”, inno del regno di Prussia dal 1830 al 1840 noto come Preußenlied. Prussian Blood per ora è disponibile soltanto in formato digitale (dal 15 marzo), ma sono previste edizioni in cassetta e vinile su Death Kvlt Productions, che ha messo a segno un altro bel colpo dopo Lamp Of Murmuur e Pan-Amerikan Native Front.


Wynter Arvn – Abysses

(Antiq Records, 1 marzo 2021)

Solitamente non bazzico gli ambienti neofolk, dark folk e della musica neoclassica, perciò il nome Wynter Arvn non avrebbe mai attirato la mia attenzione, se non fosse stato per la partecipazione del grande Vittorio Sabelli. La mente dietro Dawn Of A Dark Age (per stare in campo metal) infatti ha affiancato lo stesso Wynter Arvn (noto per la militanza negli Aorlhac) nel secondo disco del gruppo intitolato Abysses, mettendo a disposizione il suo clarinetto e la sua competenza negli arrangiamenti. Il risultato è un’opera davvero intensa e struggente, quasi totalmente strumentale, fra paesaggi incontaminati e suggestioni intime, dominata dalla chitarra classica di Wynter Arvn e cesellata dal clarinetto di Vittorio. Nonostante la semplicità della proposta, il feeling black metal generale, come accaduto per Kveldssanger degli Ulver, rende il tutto affascinante anche per i metallari più intransigenti, mentre l’abilità compositiva della coppia tiene incollati all’ascolto dal primo all’ultimo dei 31 minuti della scaletta, dove compare anche una cover di Xasthur, “Walker Of Dissonant Worlds” (da To Violate The Oblivious del 2004) ripulita dalla sua angoscia.

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