DOPE FIEND

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Autore: Bosj

Carissimo, cominciamo dall’inizio con qualche domanda di rito: chi sei e cosa fai nella vita?

È strano passare dall’essere il bersagliatore all’essere il bersaglio quindi non so bene cosa rispondere a questa domanda ma posso dirti che mi si può considerare come un taciturno ragazzo di ventidue anni con la passione per la musica, i tatuaggi e i libri, una ragazza e degli amici. Nella vita, oltre che tentare di sfoltire il più possibile i contatti con quell’enorme quantitativo di scassaminchie che popola il mondo, sono un geometra che cerca quotidianamente di portarsi a casa la pagnotta. E poi ovviamente tento anche di fare lo scribacchino per Aristocrazia ma questo lo sapete perchè le mie misfatte sono sotto gli occhi di tutti.

Perchè il metal? Se vuoi anche “come lo hai scoperto”, ma soprattutto, le motivazioni che ti spingono verso questo genere musicale, quali sono?

La vita è dominata dal caso e fu proprio per caso che scoprii il metal in senso stretto. Certo, nei primi anni del nuovo millennio questa musica era già ampiamente sdoganata ed era impensabile non conoscere, almeno di nome, i gruppi più “mainstream”. Il mio primissimo contatto diretto però arrivò ascoltando, sempre per caso, una cassettina che conteneva quel capolavoro di “Transcendence” dei Crimson Glory. Fu in quel momento che mi innamorai del metal, pian piano mi inoltrai sempre di più in questo mondo e, come si suol dire, il resto è storia. Perchè proprio il metal? Difficile darti una risposta che non contenga banalità. Non saprei di preciso dirti cosa mi attrae di questo sfera artistica ma ho sempre pensato, in un certo senso, che fosse un’espressione di livello superiore, una sublimazione perfetta di tutti i fattori che permettono a una persona di esprimersi. Il metal è un genere con potenzialità praticamente illimitate, le sue varie manifestazioni possono adattarsi ad ogni stato d’animo, a mio avviso, ed ecco perchè ti dico che lo considero come un’Arte completa. Di certo la carica oltranzista di questa musica è ciò che mi ha attirato da subito ma con il passare del tempo ho imparato che nel metal posso trovare un disco adatto a qualunque spettro emotivo, oltre che una passione viscerale per ciò che si fa. Ovviamente non è sempre così e l’avvento di trend discutibili è all’ordine del giorno ma, quando sento dietro alle note la passione e la convinzione delle proprie idee, non posso fare a meno di continuare ad essere incondizionatamente attratto dal metal, non soltanto come passatempo musicale ma come modo di vivere e di vedere il mondo. È come un’inclinazione innata che non si può scegliere oppure oscurare: se ti colpisce puoi soltanto lasciarti trasportare da essa.

Qualche artista cui sei particolarmente affezionato, così da farci un’idea dei tuoi gusti?

Uno degli artisti a cui sono più legato è senza dubbio Dax Riggs, una personalità eclettica e inquieta, una voce strepitosa e l’anima di molti progetti meravigliosi (gli Acid Bath in primis, dei veri mentori per il sottoscritto). A seguire potrei menzionarti John Garcia e i suoi vari progetti Stoner, quel folle di Jürgen Bartsch con i Bethlehem, Satyr, Midnight, Arioch, Sasrof, Iommi e la lista sarebbe ancora lunga. Come vedi i miei gusti sono piuttosto variegati e difficili da ricomprendere in poche righe!

E le motivazioni che ti hanno spinto verso il gruppo di Aristocrazia e la sua webzine? È stato un caso o eri alla ricerca di una fantasmagorica esperienza di questo tipo?

Ancora una volta fu il caso a spingermi verso Aristocrazia. In un weekend di noia e fancazzismo mi proposi per dare una mano al nostro buon Insanity con alcune traduzioni, lui mi prese tremendamente sul serio, mi fece entrare nel gruppo e, dopo un periodo di prova, fui “assunto” a tempo pieno come traduttore e recensore. Agli inizi ero piuttosto timoroso nell’espormi, soprattutto in sede recensoria, ma poi presi confidenza con questo fantastico gruppo e con le mie possibilità e continuo tuttora a infestare questo sito con le mie improbabili elucubrazioni sui dischi. Non posso negare che la partecipazione a questà realtà è per me qualcosa di cui andare estremamente orgoglioso: oltre alle soddisfazioni personali che mi sto togliendo (l’intervista ai Septicflesh dell’anno scorso è un esempio lampante), questa collaborazione mi permette di scoprire sempre nuove proposte musicali e di mettermi continuamente in gioco.

Domanda piccante: cosa cambieresti, qui in ‘zine, se dipendesse da te e da te soltanto?

Se dipendesse da me e me soltanto probabilmente Aristocrazia imploderebbe nel giro di un paio di giorni, date le mie inesistenti competenze gestionali e tecniche! A parte gli scherzi, comunque, io vedo questo gruppo come un manipolo di appassionati così compatto e motivato che mi viene davvero difficile muovere qualche critica. L’unica cosa che mi viene in mente è la possibilità futura magari di implementare ancora di più la nostra personalità come webzine inserendo più articoli e rubriche di varia natura. Onestamente, però, le mie idee al riguardo sono flebili e in realtà credo che la dimensione che abbiamo raggiunto tuttora sia pressochè perfetta.

Domanda ancora più piccante: cosa cambieresti invece nel mondo che orbita attorno alla ‘zine? Ovverosia, cosa ti piacerebbe “ricevere” dai nostri cosiddetti media partners e più generalmente in che modo secondo te potrebbero facilitare il lavoro a noi e a tutti quelli come noi? Più dischi, più considerazione, meno merda, più veline nelle immagini promozionali, qualunque cosa, dicci.

Su questo punto sono deciso e irremovibile: promozione con disco fisico! Mi urta immensamente dover avere a che fare nella maggior parte dei casi con gli mp3. So che è una questione spinosa perchè le label devono, comprensibilmente, pararsi il culo di fronte al fenomeno della pirateria ma dall’altra parte ci sono spesso persone oneste e motivate (come noi) che fanno ciò che fanno per pura passione, senza speculazioni e senza lucro. Credo semplicemente che le etichette dovrebbero guardarsi un po’ intorno e cercare di capire quali siano le realtà che meritano fiducia e rispetto. In questo modo sarebbe più semplice creare un rapporto di collaborazione a trecentosessanta gradi che metta al riparo dai raggiri e, allo stesso tempo, metta in condizione chi si prodiga per la propria passione di offrire un servizio di qualità maggiore. Di sicuro è più semplice però spedire cinquecento mail con gli mp3 piuttosto che fare un cernita e fornire di materiale fisico chi questo diritto se lo è guadagnato sul campo. In sostanza, come hai detto tu, più considerazione e meno merda. Le veline nelle immagini promozionali invece temo che potrebbero irretire molti recensori e allungare a dismisura i tempi di produzione, non credi?

Birra chiara o scura?

Leggera predilezione per la birra chiara ma non mi piace dover fare queste scelte per cui ti dico che me le acchiappo entrambe… se poi, tra un boccale e l’altro, mi piazzi anche un bicchierino di rum, io sono contento e felice!

Internet ha fatto bene alla diffusione della musica, ma anche male. Per quanto riguarda il “male”, lasciando da parte il discorso download trito e ritrito, io vedo il web come la possibilità per tutte le teste di cazzo più becere di fingersi musicalmente acculturati; cosa pensi tu invece del metallaro internettomane medio (magari quello che si basa sulle gnùs di Metalitalia, dove i Kamelot sono diventati una band francese, se ben ricordo)?

…e dove gli Impiety erano diventati blackster nostrani, mi pare (anche se forse non era Metalitalia). Dunque, il fatto che la rete abbia offerto la possibilità a chiunque di improvvisarsi tuttologo direi che è sotto gli occhi di tutti. Se devo essere sincero, leggo tante di quelle puttanate ogni volta che mi collego a Internet che ormai ho quasi smesso di farci caso. Purtroppo, dietro uno schermo, qualunque idrocefalo si sente giustificato a esporre “pensieri” di opinabile levatura, indicatori di un’ignoranza abissale. Il perno della questione, a mio modo di vedere, è la mancanza di umiltà: nessuno di noi ha la verità nella tasca dei jeans e, quando non si conosce, sarebbe più utile ascoltare invece che parlare. Francamente mi curo anche poco di questa categoria di personaggi; un nostro proverbio dialettale dice che è tempo perso lavare la testa all’asino.

Com’è l’ambiente estremo dalle tue parti, nell’alto Piemonte? Ci sono molti ascoltatori, molte band, o è una situazione tragica?

Direi che la situazione è parecchio tragica: il panorama musicale rock e metal della zona è popolato perlopiù dalle solite (inutili) cover band e i pochissimi progetti validi che prendono vita si trovano spesso a rimbalzare contro dei muri di gomma, vuoi per la pressochè nulla ricettività del pubblico, vuoi per la mancanza di supporto e interesse generale. Negli ultimi due o tre anni sembra che qualcuno stia cercando di rialzare la testa e di incentivare le giovani band ma la strada è assolutamente in salita. Inoltre trovare musicisti seriamente motivati è un’impresa ostica e io stesso mi trovo sempre a fare i conti con questa triste e frustrante realtà. A maggior ragione, parlando prettamente di metal estremo, dire che la situazione è tragica è quasi un eufemismo. La scena di Torino è leggermente migliore da questo punto di vista e sono ormai più di una le realtà valide ma in provincia è ancora tutto molto molto ristretto, sia a livello di ascoltatori che di musicisti.

Concludo chiedendoti: un sogno nel cassetto, a caso, musicale o extra che sia, che ti porti appresso?

A livello musicale spero di riuscire a portare avanti i progetti che ho iniziato, mentre, sul piano extra musicale, mi piacerebbe un giorno riuscire ad aprire un mio studio tecnico… in caso contrario, posso sempre comprarmi quattro vacche e qualche capra, andare a rintanarmi su un alpeggio e dedicarmi alla pastorizia. Non mi dispiacerebbe nemmeno ricevere una cospicua eredità da un qualche parente ricco (che al momento non so di avere) in modo da potermi permettere di acquistare una tonnellata di dischi in una botta sola, senza dover ogni mese contare gli spiccioli con il contagocce, come faccio ora, per portarmi a casa qualche album. Ok, ho rotto il cazzo abbastanza: un applauso alla sopportazione di chi è arrivato a leggere fino qua sorbendosi tutto questo, un grazie a tutti i nostri lettori (fedeli o occasionali che siano) e… Long Live Aristocrazia!

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