ABSKE FIDES – Abske Fides

 
Gruppo: Abske Fides
Titolo:  Abske Fides
Anno: 2012
Provenienza:  Brasile
Etichetta: Solitude Productions
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TRACKLIST

  1. The Consequence Of The Other
  2. Won't You Come
  3. The Coldness Of Progress
  4. Aesthetic Hallucination Of Reality
  5. 4.48
  6. Embroided In Reflections
DURATA: 51:37
 

Gli Abske Fides sono una formazione paulista giunta alla prima uscita sulla lunga distanza, il trio formato da K. (voce, basso e batteria), Necrophelinthron (chitarra, voce, violino e synth) e Nihil (chitarra) è in giro dal 2003, ha alle spalle in demo "Illness" del 2004 e due ep ("…Apart Of The World" e "Disenlightment" rilasciati rispettivamente nel 2006 e nel 2009) e oggi si presenta con l'album eponimo.

La proposta è un doom metal che ama percorrere e far intrecciare più sentieri, è una commistione abbastanza matura e degnamente elaborata d'influssi funerei, scavi black/doom, divagazioni psichedeliche, sensazioni tendenti al post-rock, senza ovviamente mettere da parte né l'appeal melodico né la genuina e perversa voglia di mantenere cupo, sporco e stringente il suono.

Ogni singolo brano di "Abske Fides" possiede una caratteristica che gli permette di essere apprezzato e riconosciuto, vuoi per il groove insito nella trascinata e ostentata pesantezza grigiastra di "Aesthetic Hallucination Of Reality", vuoi per la struggente aura che s'incrocia nella successiva "4.48" o il divagare post delicato in bilico fra metal e rock della conclusiva "Embroided In Reflections". Queste tre canzoni hanno decisamente il loro perché, cosa che invece è un po' manca al trio iniziale che, pur rappresentandosi con una forma intrigante e discretamente interessante, soprattutto dal punto di vista della varietà ritmica, si perde dietro gli schemi proposti dagli Ahab, addossandosi la responsabilità di qualche alleggerimento opethiano non poi così importante e mettendo in mostra una voce pulita tutt'altro che entusiasmante.

Se dovessi considerare i picchi, citerei in negativo, parlando pur sempre di sufficienze dignitose, la sin troppo standard nell'animo "Won't You Come", mentre in positivo probabilmente punterei una canzone essenziale, minimalista in alcuni frangenti, ma dotata però di un supporto atmosferico intenso come "4.48" che va a spuntarla di un pelo sul pachiderma che la precede. Ciò che rimane incastrato nel limbo, utile come supporto a quelli che potrebbero essere i cardini sui quali far roteare l'evoluzione futura della proposta.

"Abske Fides" non è un album per coloro che adorano le scene più classiche e i regimi sonori inquadrati, ha nel proprio DNA il gene dell'esplorazione ed è evidente che questo voluto girovagare sia ancora in pieno corso. Gli Abske Fides sono quindi una scommessa, la Solitude Productions ha probabilmente indovinato puntandoci su, adesso però toccherà vedere come i brasiliani riusciranno a valorizzare e particolareggiare la loro musica. Per ora sono bloccati in quella dimensione di gradevolissimi vorrei ma non posso dalla quale tirarsi fuori per divenire grandi diviene un obbligo morale verso se stessi, riusciranno a farlo? Attendiamo buone nuove e momentaneamente accontentiamoci di questo, seppur non eccessivamente, appetitoso debutto.

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