BARREN CANYON – World Of Wounds

Gruppo: Barren Canyon
Titolo: World Of Wounds
Anno: 2018
Provenienza: Canada
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti:  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Congress Of Oak
  2. Taiga Blooms
DURATA: 35:15

Approdati sotto l’egida della nostrana Avantgarde Music, etichetta sempre attiva in questo genere di pubblicazioni, i Barren Canyon si ripresentano sulle scene con la seconda prova in studio dopo l’esordio del 2014, Close The Circle. Il duo canadese riconferma quanto di buono lasciato intravedere in precedenza e in World Of Wounds ne approfondisce il discorso con maggiore coscienza dei propri mezzi e obiettivi. Black metal atmosferico, cupo e contaminato dalla presenza di tastiere e sintetizzatori che in questa sede coprono un ruolo determinante.

Se le tematiche incentrate sull’effimera esistenza umana e la nostra difficoltà nel convivere con tale fardello non possono certo definirsi originali, a impressionare nel lavoro di Thanat e Maikan (già visto in azione anche nel progetto parallelo Circle Of Salt) è certamente la musica. I due artisti ci pongono di fronte a istantanee cristallizzate nel tempo di una metamorfosi lenta quanto inesorabile nel suo incedere. Il manifestarsi della natura in tutta la sua durezza e magnificenza che genera nell’uomo quella contrastante sensazione di impotenza e ammirazione.

Ed è così che l’ascoltatore sembra trovarsi al cospetto di paesaggi dai tratti ancestrali, disegnati grazie all’ausilio dei sintetizzatori, che costellano l’intero album. Coglie quasi di sorpresa l’inaspettata apparizione di chitarra e batteria che interrompono l’incanto e ci svegliano dal torpore con riff gelidi e ritmi avvolgenti. Come dicevo, i veri protagonisti dei due capitoli che compongono World Of Wounds rimangono, comunque, i sintetizzatori. Anche nella seconda “Taiga Blooms” solo poche e fugaci apparizioni sono concesse a urla sulfuree e inquietanti che squarciano la tela fino a quel momento intessuta dai Nostri.

L’intreccio tra suoni e atmosfere oniriche a opera delle tastiere e il richiamo prepotente alla violenza primordiale del black metal raggiungono qui il proprio culmine, lasciando l’ascoltatore perso in un orizzonte mutevole ed indefinito. Un equilibrio labile che, però, si evolve e rafforza, ascolto dopo ascolto, svelando occasionali sfumature DSBM che si dimostrano organiche nella composizione del quadro. Una proposta per niente semplice, quella dei Barren Canyon, e che necessita dedizione per essere sviscerata e assimilata del tutto. Il minutaggio elevato assegnato ai due capitoli e la particolarità della musica composta potrebbero risultare ostici, ma non per questo meno ammalianti.

Pur allontanandosi dalla componente black metal più tradizionale caratteristica del proprio esordio, il duo canadese riesce nell’intento di accendere quella scintilla che spinge a volerne decifrare l’anima più recondita. In questo aiutati da una produzione più matura e appagante all’orecchio, che certo rappresenta un deciso passo avanti nella carriera dei Nostri, come in generale l’intero album.

Facebook Comments