Black Hate - Altalith

BLACK HATE – Altalith

Gruppo:Black Hate
Titolo:Altalith
Anno:2020
Provenienza:Messico
Etichetta:Dusktone
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TRACKLIST

  1. The Gathering
  2. Hur/nin\Ki-sag
  3. Portal
  4. Ir./Kalla
  5. Ascension
  6. Nin\Ki/En-Mhah
  7. Extermination – Purification
  8. Altalith-Jame/diu\
  9. Bleed 17-09
DURATA:29:01

Fondati nel 2006, i Black Hate sono forse il progetto più longevo di B.G. Ikanunna, già decisamente attivo all’interno della sulfurea scena black metal messicana: fra gli altri progetti, nella sua madrepatria è attualmente membro degli Andramelech (duo da non confondere con i quasi omonimi finlandesi Adramelech), mentre in passato ha militato negli Infernal Hate e nei Deep-pression. Come spesso accade, inizialmente i Black Hate erano un progetto solista; nel corso degli anni, poi, la line up ha conosciuto diversi ampliamenti e modifiche, fino a giungere alla formazione attuale: Satoshi alla batteria, J. Ambriz alla chitarra e Jonathan V. Matus al basso, che affiancano il fondatore. La discografia dei messicani è alquanto prolifica e comprende quattro full length e circa una quindicina fra EP e split, alcuni dei quali realizzati con gruppi di spicco della componente più gioiosa e vivace del black metal, tra cui Nocturnal Depression e Happy Days.

Se in passato i Black Hate potevano essere inseriti anch’essi all’interno del filone depressive, gli ultimi album hanno segnato l’avvio di un processo di sperimentazione sonora più personale, nella direzione di influenze come il blackgaze e persino il patrimonio melodico latino. A inaugurare questa graduale evoluzione è stato Los Tres Mundos, del 2012, che ha costituito anche il punto di partenza di un’esplorazione di tematiche legate alla religione mesopotamica, in particolare rispetto alle figure legate dell’Aldilà. Quest’evoluzione concettuale è stata parzialmente proseguita nel 2016 da Through The Darkness, ma ha trovato un punto di raccordo più diretto quest’anno con Altalith, che segna anche un ulteriore capitolo del sodalizio con la Dusktone.

Come spiegano anche le note esplicative che accompagnano il disco, Altalith tratta di un’era di purificazione e redenzione che, secondo le Scritture sumere, coincide con la realizzazione del potere divino dell’Aldilà, che nella religione mesopotamica assume vari nomi, tra cui Kur, Ir’kalla e Kigali. Queste tematiche si prestano perfettamente a essere sviscerate con sonorità ieratiche, solenni ma non troppo pompose, il che è esattamente ciò che hanno fatto i Black Hate. Infatti, all’interno di Altalith i Nostri abbandonano pressoché totalmente la vena introspettiva che, in parte, aleggiava nei dischi precedenti, lasciando spazio a pezzi corposi, solenni e cadenzati, in cui spesso si inneggia alla venuta di divinità come Nergal, Dio della Morte e delle pestilenze.

Se è vero che il quartetto sceglie di percorrere essenzialmente il sassoso e oscuro sentiero del blackened death, balza subito all’orecchio come le granitiche sonorità del genere siano spesso intervallate da dissonanze che fanno venire subito in mente i Deathspell Omega (“Altalith – Jame/diu\”), oppure arricchite da inserti melodici e corali tipicamente mediorientali che, personalmente, mi hanno ricordato parecchio i Melechesh (ad esempio, la parte conclusiva di “Ir’Kalla”). Inoltre, sono particolarmente ben riusciti i brevi intermezzi strumentali (quattro, in tutto) che si alternano in modo molto intelligente con i brani più lunghi e costituiscono le occasioni per compiere un ulteriore passo di allontanamento dai canoni del genere, come testimoniano, ad esempio, le incalzanti percussioni belliche di “The Gathering” oppure l’atmosferica “Extermination – Purification”, dove compare quello che sembra un tamburo tribale. Non manca una collaborazione illustre: si tratta di “Bleed 17-09”, che vede la presenza di Kim Carlsson degli Hypotermia e trasporta lontano dalle terre mesopotamiche, per arrivare a latitudini più glaciali, attraverso un ritorno a un black metal più atmosferico e desolante.

Dovendo cercare il fantomatico pelo nell’uovo, direi che l’unico elemento negativo di Altalith sia la durata, che sfiora appena la mezz’ora. Tirando le somme, però, penso che questo disco possa essere un buon pretesto per scoprire (o riscoprire) una band meritevole come i Black Hate.

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