SEMEN DATURA – Einsamkeit

 
Gruppo: Semen Datura
Titolo:  Einsamkeit
Anno: 2009
Provenienza:   Germania
Etichetta: ATMF
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TRACKLIST

  1. Fons Et Origo
  2. Unter Bleigrauen Wolkenlasten
  3. Einsamkeit
  4. Mental Outlaw
  5. Marschbefehl
  6. Psychokrieg
  7. Witwenmacher
  8. Vineta [Unplugged]
  9. Rieke Stadt
  10. Arkona
DURATA: 47:37
 

I tedeschi Semen Datura ritornano sulle scene dopo alcuni anni con un nuovo full length prodotto da ATMF.

È evidente: il metal è uno fra i generi più conservativi. Già dalle dichiarazioni nelle prime pagine all'interno del booklet si percepisce la necessità dei Semen Datura di prendere in carico questa eredità corposa (a loro parere in qualche modo tradita dagli sviluppi più recenti del genere) Di sicuro questo è l'aspetto più rilevante e caratterizzante dell'intera opera. Essa gioca all'interno del GENERE che comprende i generi: vi possiamo trovare infatti passaggi puramente black metal, un certo groove thrash, momenti death, addirittura qualche momento punk ed altro ancora. Tutto mischiato in un unicuum ben congeniato, che permette frequenti cambi e scongiura il rischio di noia precoce. Possiamo trovare begli arpeggi, tempi dispari, parti blast beat.

i sono poi piccoli dettagli insoliti in questo recupero di eredità, che però non fanno la differenza, sia ben chiaro: ad esempio il classico scream black è a volte effettato, alcuni inserimenti di synth e loop, che non aggiungono nulla, anzi sarebbero stati più efficaci se meglio curati. Come se i nostri avessero percepito alcuni elementi del contemporaneo, ma li avessero relegati ad un angolo (oppure inseriti per dare un tono contemporaneo al loro lavoro). Insomma una questione poco chiara che mi ha lasciato in sospeso. Se da una parte abbiamo dei bei momenti ritmici (alcune parti di basso davvero ben fatte, catchy direi) dall'altra abbiamo un'approssimazione che in qualche modo stona e inserisce elementi estranei che vengono percepiti non solo come estranei ma addirittura come terribilmente estranei. Questo influisce sull'ascolto in modo considerevole. Alcuni pezzi sono poi più interessanti di altri: "Psychokrieg" è sicuramente uno dei brani più riusciti, come anche "Mental Outlaw", l'acustica "Vineta (Unplugged)" (questa sì, veramente, fa la differenza, aggiunge un tocco in più che sicuramente avrebbe dovuto essere sfruttato in modo migliore. Rimane però un solo tocco), "Rieke Stadt", dall'inizio quasi post-rock (le voci dei bambini, l'arpeggio con l'echo, piccoli dettagli, ancora, da metabolizzare meglio).

Ci troviamo perciò di fronte ad un lavoro con un piede nella fossa ed uno fuori: se da una parte c'è una forte volontà di rimanere in the pit, nell'ambito del metal e dei suoi generi, codificati, dall'altro c'è un debole accento su aspetti più contemporanei, il piede ancora in terra. Mi suona molto strano che chi sceglie la fossa, tenga ancora un piede da quest'altra parte.

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