Extrema Ratio #163: 23/04/25
Torna ancora una volta Extrema Ratio, la rubrica di Aristocrazia Webzine incentrata sulle nuove uscite underground del panorama black e death metal. Di seguito, le band protagoniste dell’edizione odierna: Sumerian Tombs, Ancient Death, Moonfall, Vulvectomy, Vespéral, Diabolizer, Kexelür, Dormant Ordeal.
1. Sumerian Tombs – “Edimmu Rising” (da Age Of Eternal Night, black metal)
Etichetta: Ván Records
Data di pubblicazione: 11 aprile 2025

Il secondo episodio di aprile 2025 parte con i Sumerian Tombs, interessante quartetto tedesco che aveva realizzato un buon album di debutto tre anni fa. Un paio di settimane fa è stato pubblicato anche il loro secondo full length, intitolato Age Of Eternal Night.
Qui su Aristocrazia conosciamo i Sumerian Tombs già dal periodo delle loro demo, ma possiamo dire che da allora ne hanno fatta di strada, essendo ora su Ván Records. L’idea musicale della band è sempre rimasta la stessa: tutt’oggi l’impalcatura del progetto si regge su un black metal di ispirazione novantiana, impreziosito da melodie e atmosfere ben costruite. Il tema sumero-mesopotamico resta un elemento intrigante che caratterizza il gruppo, sebbene non sia un’idea particolarmente nuova, ma in Age Of Eternal Night mi pare che l’estetica dei Sumerian Tombs emerga meglio rispetto al passato. C’è spazio anche per soluzioni con sfumature heavy e doom che aiutano a trovare variazioni sul tema, ma senza deviare eccessivamente dalla proposta. Resta un disco solido e interessante che rappresenta un upgrade rispetto a Sumerian Tombs, tuttavia ho l’impressione che la band tedesca possa fare un ulteriore step qualitativo in futuro.
2. Ancient Death – “Ego Dissolution” (da Ego Dissolution, progressive death metal)
Etichetta: Profound Lore Records
Data di pubblicazione: 18 aprile 2025
Passiamo ora a una band al debutto su lunga distanza, gli statunitensi Ancient Death. Il quartetto del Massachusetts è in giro da quattro anni e dopo qualche uscita minore è riuscito a sbarcare su Profound Lore Records, con cui ha pubblicato il nuovo Ego Dissolution.
Nonostante la bella copertina richiami e non poco il leggendario Cause Of Death degli Obituary, gli Ancient Death suonano un death metal dallo stampo molto più progressivo. Tra aperture atmosferiche e ariose, nonché alcune trovate non comuni (come le voci femminili della bassista Jasmine Alexander), Ego Dissolution è un disco capace di andare oltre i cliché, anche se — a mio parere — presenta qualche momento di ingenuità, che riscontro in alcuni cambiamenti di stile troppo repentini. Che poi era l’identico problema che avevo riconosciuto nell’ultimo, strapubblicizzato album dei Blood Incantation, con cui pure gli Ancient Death condividono alcuni spunti. Al di là di questo appunto, comunque, trovo Ego Dissolution un disco ben riuscito, il cui pregio migliore resta la naturalezza con la quale è suonato, cosa che gli conferisce un sound molto organico.
3. Moonfall – “Countess Carody” (da Odes To The Ritual Hills, black-doom metal)
Etichetta: Iron Bonehead Productions
Data di pubblicazione: 11 aprile 2025
Altro album di debutto pubblicato negli ultimi tempi è quello dei finlandesi Moonfall, che avevo notato per un bellissimo split con i connazionali Regere Sinister (anche loro eccellenti) pubblicato nel 2021. Inoltre, i Moonfall sono uno dei tanti progetti di due membri dei Witchcraft, dediti a varie incarnazioni di estremismi sonori. Il loro primo album si intitola Odes To The Ritual Hills.
Le coordinate stilistiche a cui attingono sono simili a quelle dell’opera precedente: fondamentalmente un black-doom metal lento e dal songwriting ripetitivo e circolare, influenzato da suggestioni risalenti a band come primi Samael, Barathrum e Beherit di Drawing Down The Moon. All’interno di Odes To The Ritual Hills, però, c’è un focus ancora maggiore sulle tastiere, che occupano una larga fetta dell’album, risultando spettacolari a supporto dei due brani più metal, in particolare “Countess Carody” che sto ascoltando a rotazione ormai da settimane, mentre i pezzi che aprono e chiudono il disco sono praticamente dungeon synth. In generale quella dei Moonfall è una proposta minimale e molto attaccata a un certo black metal (non norvegese) dei primi anni Novanta, che però funziona benissimo anche nella sua riproposizione di un sound dal sapore molto vintage. Il mio unico rammarico è che forse con un brano in più Odes To The Ritual Hills avrebbe potuto diventare un mezzo capolavoro, ma già così è un disco solidissimo che personalmente rientra tra le cose che ho apprezzato di più in questi primi quattro mesi del 2025. Ad avercene di band così!
4. Vulvectomy – “Maggots Infested Clit” (da Aberrant Vaginal Gestation, brutal death metal)
Etichetta: Comatose Music
Data di pubblicazione: 11 aprile 2025
Passo quindi alla band italiana presente nel numero 163 di Extrema Ratio, i Vulvectomy. Nome di rilievo della scena brutal death metal nostrana, il quartetto ha appena pubblicato il suo quarto album, Aberrant Vaginal Gestation, dopo ben dodici anni di silenzio discografico.
Oscenità e disgusti assortiti sono la specialità tematica dei Vulvectomy, cosa che si può benissimo intuire già dal nome della band e dalla copertina dell’album. Il ritorno sulle scene li mostra sicuramente in buona forma, anche grazie all’aggiunta di un batterista in carne e ossa, che conferisce una maggiore umanità ai brani rispetto alla drum machine. A corredo di questo lavoro troviamo un songwriting non eccezionalmente ispirato ma comunque buono, ben inframezzato dai soliti breakdown tipici del brutal death di matrice slamming. It ain’t much, but it’s honest work, mi verrebbe da dire, per citare un noto meme ormai di diversi anni fa. Quel che è certo è che questo ritorno dei Vulvectomy farà contenti i seguaci della band, dimostrandosi un disco solido e nei canoni dello stile, pur senza reinventare nulla.
5. Vespéral – “Lorsqu’une Chandelle S’Atténue” (da La Mort De L’Âme, black metal)
Etichetta: GoatowaRex / Phantom Lure
Data di pubblicazione: 11 aprile 2025
Interessanti questi canadesi Vespéral, un progetto black metal nato dalla mente di componenti di band dell’underground del Québec quali Conifère e Ossuaire. Dopo un buon album di debutto realizzato nel 2023, con il nuovo La Mort De L’Âme cercano di alzare ulteriormente il tiro.
Proprio come le band succitate, anche i Vespéral si muovono nell’alveo di un black metal tutto sommato tradizionale, accompagnato da qualche synth. La proposta dei canadesi è piuttosto rétro, molto legata a suoni e suggestioni degli anni Novanta, tra blast beat e midtempo che scandiscono le nenie dei Nostri. La Mort De L’Âme è un disco che non inventa nulla, ma piuttosto ripropone con grande maestria sonorità di ormai trent’anni fa con un’atmosfera vicina a quella di altre produzioni provenienti dalla scuola black metal del Québec. Lo definirei dunque un album per nostalgici (in senso musicale e non certo politico), suonato splendidamente e con una produzione veramente azzeccata. Praticamente un gioiellino, secondo me.
6. Diabolizer – “Bloodsteam Bonegrinder” (da In Our Home, Across The Fog, death metal)
Etichetta: Dark Descent Records / Me Saco Un Ojo Records
Data di pubblicazione: 11 aprile 2025

Figli della scena death metal underground turca, i Diabolizer sono emersi nello stesso contesto da cui sono nate band di tutto rispetto come Hyperdontia, Burial Invocation ed Engulfed, tanto per fare qualche nome. Con Murderous Revelations arrivano al traguardo del secondo album, che promuoveranno dal vivo tra qualche mese in un tour europeo con i finlandesi Ashen Tomb.
Vero deus ex machina del quintetto è il chitarrista Mustafa Gürcalioğlu, autentico riff-maker dalle invidiabili capacità espressive. Il musicista turco conferma le sue attitudini anche in Murderous Revelations, che appare più compatto e diretto rispetto al precedente Khalkedionan Death. Questa caratteristica rende il nuovo capitolo dei Diabolizer forse meno memorabile, pur se il comparto riff resta di totale rispetto anche in questo caso: puro e semplice death metal, in bilico tra soluzioni old school e un suono più moderno, con lo stesso gusto di sempre per il guitarwork, ancora una volta di ottima fattura. Forse preferisco leggermente Khalkedonian Death, ma Murderous Revelations resta comunque una bella prova per i Diabolizer, ennesima conferma della scena death metal di quelle zone che, come dicevo in apertura, negli ultimi dieci-quindici anni hanno saputo sfornare dischi molto interessanti.
7. Kexelür – “Vestigios Del Enajenado Por La Antracita” (da Epigrama De Un Pasado Perdido, experimental black metal)
Etichetta: Sun & Moon Records
Data di pubblicazione: 18 aprile 2025
Scendendo più nell’underground, un altro album di debutto che merita sicuramente una menzione è quello dei cileni Kexelür. Dopo un paio di demo e uno split, i sudamericani tagliano così il traguardo del primo full length, intitolato Epigrama De Un Pasado Perdido.
Con tre soli brani per trenta minuti spaccati di musica, i Kexelür non si presentano certamente con un lavoro di semplice fruizione. Una prima impressione che l’ascolto effettivo non smentisce, tra colate di riff dissonanti e angolari uniti a una produzione piuttosto low-fi. Il songwriting però è aggressivo e di buon livello, con inaspettati momenti jazz che donano un’ulteriore aura sinistra all’album. L’esordio dei Kexelür su lunga distanza è un lavoro da tenere sott’occhio e che mostra notevoli spunti di interesse, risultando astratto ma atmosferico, raggiungendo un equilibrio interessante. Un disco dissonante ma molto diverso rispetto ai soliti cloni dei Deathspell Omega che andavano tanto di moda circa una decina d’anni fa.
8. Dormant Ordeal – “Halo Of Bones” (da Tooth And Nail, death metal)
Etichetta: Willowtip Records
Data di pubblicazione: 18 aprile 2025
Chiudo l’episodio con i Dormant Ordeal, gruppo polacco già con una certa esperienza che si è fatto notare per il suo death metal piuttosto personale e atmosferico. Tooth And Nail è il nome del loro quarto album.
Forse un po’ sottovalutati lungo i vent’anni di carriera, i Dormant Ordeal sono sempre stati una band con una certa inventiva, sapendo attingere da diverse scuole. Tra tecnicismi e soluzioni atmosferiche, un guitarwork debitore dei Nile, un pizzico di post-metal e lontani echi black metal, il duo di Cracovia mescola molti ingredienti, suonando fresco e moderno ma senza mai dare l’impressione di buttare troppa roba nel calderone. Eppure di carne al fuoco qui ce n’è tanta, ma riesce a essere valorizzata grazie a un’ottima scrittura che ne dosa bene gli elementi, senza stancare l’ascoltatore. Meno diretto del precedente The Grand Scheme Of Things ma più atmosferico, il nuovo Tooth And Nail è un altro ottimo disco dei Dormant Ordeal, che mi auguro riescano a raccogliere i frutti del loro talento ora che sono sotto contratto con Willowtip Records.

