LIFELOVER – Sjukdom

 
Gruppo: Lifelover
Titolo: Sjukdom
Anno: 2011
Provenienza: Svezia
Etichetta: Prophecy Productions
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TRACKLIST

  1. Svart Galla
  2. Led By Misfortune<
  3. Expandera
  4. Homicidal Tendencies
  5. Resignation
  6. Doften Av Tomhet
  7. Totus Anctus
  8. Horans Hora
  9. Bitterljuv Kakofoni
  10. Becksvart Frustration
  11. Nedvaknande
  12. Instrumental Asylum
  13. Utdrag
  14. Karma
DURATA: 56:10
 

Rinomati, conosciuti, con una produzione fiorente e continua, gli svedesi Lifelover sono ormai una solida realtà. Qui però cominciano anche i guai. Il loro stile rockeggiante, la loro attitudine black, la loro ironia, il loro costruire brani, il loro suono. Nulla è cambiato con quest'ultima uscita, "Sjukdom" (malattia, malessere). Hanno trovato la vena d'oro, i momenti malinconici accompagnati dal piano, la drum machine nei perenni quattro quarti, le chitarre distorte e le voci urlate, beone, casuali, disperate, i finali di solo piano o non distorti e melensi, ma non hanno cercato più a fondo. Non hanno trovato nient'altro. E ora, come dei buoni artigiani si applicano nel replicare questi elementi, variarli leggermente, comporli in maniera molto spesso troppo uguale. Ma rimangono artigiani. In un certo qual modo è scelta coerente (anche se credo involontaria), come per certi gruppi rock o metal, che una volta trovato lo standard efficace continuano a riproporlo nella sua efficacia. Il punto è che questo non basta più. I Lifelover non possono vivere solo di rendita, perché ormai il loro lavoro non è più fresco.

È anche vero che commuovono ancora, ma a tratti e solo per la perizia artigianale nel replicare le azioni ormai notoriamente efficaci per questo scopo. Straordinari alcuni momenti ("Expandera" col suo arpeggio, "Utdrag" piccolo brano emozionante, shoegaze ed elettropop azzarderei, "Nedvaknande" con la sua atmosfera brillante e pesante allo stesso tempo, "Instrumental Asylum" per alcuni suoi fraseggi dissonanti), ma nel complesso nulla più.

Un lavoro discontinuo, che non brilla di luce propria, ma riflessa dai lavori precedenti. Poco da aggiungere insomma. L'unico vero momento di splendore è dato da quel gioiello di brano che è "Bitterljuv Kakofoni", vero capolavoro del gruppo, realmente fresco, realmente emozionante, probabilmente il pezzo migliore della loro discografia. Poco invece possono i momenti punk, i tempi nu, dettagli di elettronica, qualche accenno trip-hop (il finale di "Homicidal Tendencies", davvero buttato lì, senza alcun senso e valore). Solo irrilevanti. Un disco del tutto ascoltabile ma poco intenso. Oltre cinquanta minuti. Di questi, quelli necessari sono davvero rari, rari quelli che possono dire qualcosa. C'è ancora molta strada da fare per i Lifelover, malgrado quella già fatta, che forse dovrebbe essere oltraggiata con maggior forza e intenzione. Speriamo siano disposti a intraprenderla, questa strada. Sarebbe un peccato perderli alla prima pisciata di cane.

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