VOIDCRAEFT – Ἕβελ

VOIDCRAEFT – Ἕβελ

 
Gruppo: Voidcraeft
Titolo: Ἕβελ
Anno: 2016
Provenienza: Germania
Etichetta: I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. תַּחַת הַשָׁמֶשׁ
  2. עֵת לָמוּת
  3. מָחַצְתִּי וַאֲנִי אֶרְפָּא
  4. בּוּקָה וּמְבוּקָה
  5. Μέθαι καὶ φαρμακεία
  6. Οὐθέν εἰμι
  7. Περὶ ὀστέων νεκρῶν
  8. Ὁ Ἀμήν
DURATA: 38:15
 

Un tizio tedesco, con tutta probabilità poco oltre la ventina, tra il 2013 e il 2015 ha pubblicato tre album e dodici ep, tutti in formato digitale. Il più recente album, quest'anno, è stato stampato e distribuito dalla I, Voidhanger, sempre pronta a ravanare in mezzo alle putredini più nascoste e improbabili. Nel 90% dei casi, l'etichetta siciliana è riuscita a gestire con grande capacità questa politica e ha goduto dei suoi frutti; altre volte, invece, ha pescato qualche granchio. Come nel caso di Voidcraeft.

Con ordine: "Ἕβελ" ("Ebel" in grafia occidentale) è una traslitterazione della parola ebraica «hevel», che significa «respiro». Un titolo azzeccato, che unisce il greco e l'ebraico, per un disco che si suddivide in due parti: i primi quattro brani, infatti, sono tutti scritti e cantati in ebraico antico, mentre i successivi in greco comune, o koiné; le due parti sono insomma dedicate una all'Antico Testamento e l'altra al Nuovo Testamento, e ci troviamo davanti a un concept sulla Bibbia. Voidcraeft, il Tedesco di cui sopra, dice di aver letto i testi sacri in più lingue, versioni originali incluse (!), di aver preso appunti per oltre un semestre e di aver sintetizzato il tutto in questi quaranta minuti scarsi di musica. Manco a dirlo, questa sembra una versione estremamente impoverita dei Deathspell Omega, degli Ondskapt e di tutto il black metal più strettamente (anti/contro/ir-)religioso. Impoverita, perché il disco è carino, dissonante, asciutto, disturbato, incazzato, disagiato nella più ampia delle declinazioni, ma fondamentalmente già sentito.

Quando ti vuoi andare a confrontare con la fottutissima Bibbia, devi essere sicuro di avere qualcosa di davvero personale da dire. Non puoi fare un disco di genere sulla Bibbia. Non puoi scrivere in ebraico, in greco, nel linguaggio di Dio e poi fare un disco nella norma. Ne esci con le ossa rotte, come il più pretenzioso dei blackster, come qualcuno che ha mirato troppo in alto, che si è voluto dare un tono, ma che in realtà è uguale a tutti gli altri. Se ti spacci per il linguista che prende appunti, leggendo in greco comune, e te ne esci con dodici ep e tre dischi in trentasei mesi, vuol dire che registri e pubblichi musica a getto continuo. Forse non è proprio il rateo di drop che uno si aspetta da un musicista che dice di analizzare la Bibbia. Nelle sue versioni originali. Sintetizzandola in un concept album black metal.

Belle le illustrazioni di Sindre Foss Skancke. Trascurabile, a tratti irritante, tutto il resto.

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