WIDOWS – Death Valley Duchess

 
Gruppo: Widows
Titolo: Death Valley Duchess
Anno: 2012
Provenienza:  Inghilterra
Etichetta: Bad News Records
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TRACKLIST

  1. Green Tsunami
  2. Goat Lab
  3. Fück Knückle
  4. Truckules
  5. Kiss Of Failure
  6. Whores Of Babylon
  7. Something For Deities
  8. Parentheses
  9. Death Valley Duchess
DURATA: 34:41
 

I britannici Widows si erano fatti notare con l'ep "Raise The Monolith" nel 2010, sono trascorsi due anni da quella prima e ancora rozza uscita e abbiamo finalmente un album che ne segna il debutto: "Death Valley Duchess".

Se parlare di influenze inevitabili e note è una questione comunque tirabile in ballo in tutti i settori musicali, il fatto che siano nomi quali Clutch, Down, Kyuss e Truckfighters a fornire un'impronta ben delineata e più matura al suono del quartetto — composto da Adam Joliffe alla voce, James Kidd alla sei corde, Steve Mellor dietro le pelli e Rob Stringer a seguirne l'andare col suo basso — non può essere che di pieno gradimento per gli appassionati dello stoner nel quale la componente groove e hardcore si combinano, sprigionando una carica di impatto notevole e un'energia infettiva.

Il gruppo non ci riserva grosse sorprese, c'è però tanto di che ascoltare, iniziando dall'accoppiata introduttiva formata da "Green Tsunami" e "Goat Lab", che come una bella sventola dall'alto numero di ottani tende a infuocare l'atmosfera. I brani sono per lo più concisi e diretti, sfruttano le fasi lievemente mollate per aumentare l'intensità del groove e incrementare l'intensità attraverso i buoni solismi di James.

I cardini sui quali è imperniata la prestazione sono semplici, la resa dei pezzi è alcolica e accattivante, più alzi il volume e più ti ritrovi in buona compagnia. "Fück Knückle" e le altre due canzoni al tempo inserite nell'ep, "Kiss Of Failure" (decisamente la più ruvida e stridente del lotto) e "Whores Of Babylon", sembrano aver acquisito corposità e guadagnato definizione, grazie a una produzione odierna molto più incisiva per ciò che riguarda l'intelligibilità dei suoni, mentre "Truckules" offre un Adam praticamente perfetto nel travolgere l'ascoltatore con il suo cantato.

Si è deciso di spingere, di optare in sequenza, anche continua, sulla muscolarità di una scaletta che pare non perdere colpi. Il reparto ritmico è una garanzia con Steve e Rob che ingranano alla grande soprattutto nei momenti più serrati, vi è però una svolta, minima, ma interessante, a partire da "Something For Deities" e che si prolunga in "Parentheses", concludendosi nell'abbraccio violento e atmosferico della traccia che porta il titolo dell'album. C'è una percezione psicotica e ambientale diversa, la mascolinità della prestazione non ne risente affatto ed è una variante che potrebbe essere ulteriormente presa in considerazione, per apportare modifiche e offrire qualche escamotage che ne devii il corso compositivo, evitando la riproposizione delle più classiche soluzioni comunque di per sé bene accette.

La formazione sta crescendo, i Widows sono proprio sulla strada giusta e "Death Valley Duchess" è la riprova che quella materia ancora grezza nell'esordio "Raise The Monolith" avrebbe avuto in futuro un sequel di tutt'altra pasta. Lo so che la lista delle band da tenere in testa e comprare è ormai divenuta talmente lunga da poter intasare qualsiasi mente, non potete però perdervi per strada la musica di questi inglesi. Vi suggerisco quindi di fare l'ennesimo nodo al fazzoletto o quant'altro e di acquistare una copia di "Death Valley Duchess", dischi così trovano sempre lo spiraglio adeguato per finire in collezione, e ci mancherebbe pure!

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