AL-NAMROOD – Astfh Al Tha’r / Kitab Al Awthan

 
Gruppo: Al-Namrood
Titolo:  Astfh Al Tha'r / Kitab Al Awthan
Anno: 2009 / 2012
Provenienza:  Arabia Saudita
Etichetta: Shaytan Productions
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TRACKLIST ASTF AL THA'R

  1. Jahiliyah Era
  2. Human Annihilation
  3. Fotitudinous Victories
  4. In Aphotic Darkness, Vile Souls Slaughtered
  5. In Death Breathes
  6. Peril Bell
  7. Gog And Magog
  8. Evil Mightiness
  9. Black Sorcery
  10. Saddam, Emblem Of Courage

TRACKLIST KITAB AL-AWTHAN

  1. The Inheritance Of Evil
  2. From The Dust Of Ignorance
  3. The Indestructibility Life
  4. Those Of The Wood
  5. Al-Qaum, Ruler Of Wars
  6. The Mighty Grandeur
  7. Kings Grandness
  8. La'em Tribe
  9. And Then There Was No Victory For The Dolts
DURATA: 59:18 / 47:16
 

Chi ci segue da qualche tempo, o semplicemente si diverte a sfogliare i nostri indici, si sarà già imbattuto nell'articolo di ormai due anni e mezzo fa in cui si parlava per la prima volta su queste pagine degli Al-Namrood, "I Non Credenti", terzetto proveniente nientemeno che dall'Arabia Saudita. Dopo aver tentato senza successo di contattare la band in merito alle sue ultime uscite (un box strettamente limitato contenente la ristampa del primo demo), tramite Shaytan Productions, etichetta canadese le cui radici affondano proprio in Medio Oriente, ci ritroviamo a parlare del primo e del terzo lavoro della formazione saudita, così da completare l'affresco iniziato con la recensione di "Estorat Taghoot".

Anzitutto, gli Al-Namrood sono sempre stati molto prolifici: in cinque anni un demo, uno split e tre full lenght non sono numeri da poco, specialmente per una band di provenienza non certo "comoda" per un genere come il black metal. "Astfh Al Tha'r" ("esacerbando la vendetta"), debutto sulla lunga distanza, succede al solo demo "Atba'a Al-Namrood" e presenta da subito numerosi tratti peculiari uniti ad un'inevitabile e naturalissima immaturità di fondo. Partendo da quest'ultima, il full è decisamente lungo, un'ora per un album black metal rischia di risultare esagerata, soprattutto se i dieci brani sono registrazioni lo-fi in cui spesso e volentieri i volumi dovrebbero essere aggiustati per permettere una migliore resa sia dei passaggi folkloristici sia di "normali" cavalcate. La prova vocale di Mukadars, per quanto più che buona, finisce spesso con il coprire la strumentazione, eccezion fatta per la batteria, non permettendo a tutte le particolarissime sfumature medio orientali di uscire allo scoperto.

Ciò detto, è d'altro canto innegabile che il trio saudita possieda una verve compositiva particolare e personalissima. Ovviamente il nome di riferimento più facile non può che essere quello dei Melechesh, eppure la differenza di approccio tra i due gruppi non potrebbe essere più marcata: gli Israeliani hanno tentato (con successo) di "orientalizzare" la propria proposta tramite l'utilizzo di mezzi classici, dicasi chitarra, basso e batteria. Gli Al-Namrood vanno oltre, prendendo la lezione dei Melechesh ed aggiungendo ad essa la vera e propria "musica araba", tanto che nei riconoscimenti, tolto il già citato Mukadars alla voce, a Mephisto sono attribuiti "all instruments", mentre a Ostron "all oriental instruments". Insomma, non un'orientalizzazione del metal, bensì una vera e propria convivenza di tradizione e metallo estremo.

Tematicamente, la band si riallaccia alle proprie usanze, alla mitologia delle proprie terre e al vissuto personale dei musicisti, il che rende "Astfh Al Tha'r" ancora più interessante, facendone un vero e proprio ponte per la scoperta e l'approfondimento di una cultura tanto sulla bocca di tutti quanto in verità conosciuta solo per sentito dire. Ecco i riferimenti alla Jahiliyya, l'era pre-maomettana, alle popolazioni Gog e Magog, a re Nimrod, in un continuo intersecarsi tra leggenda e tradizione veterotestamentaria e coranica. In conclusione, a chiudere il lavoro, un brano tra i più folkloristici del lotto, in cui flauti e melodie arabeggianti la fanno da padrone fino all'ultimo, imperioso blast-beat: "Saddam, Emblem Of Courage". Esaustive le parole del gruppo in proposito: "Il più efficace leader che abbia mai camminato sulla terra, uno dei guerrieri più saldi della nostra era, il demone della guerra, onore d'Arabia, spada gloriosa, guida di tutti i popoli, Saddam".

Pochi mesi ed è stata subito la volta di "Estorat Taghoot", netto passo in avanti del trio su cui non mi dilungherò, rimandandovi al già citato articolo a riguardo. Poi, in un anno e mezzo di silenzio, Mephisto e Ostron si sono presi il tempo di reclutare a tempo pieno Mudamer, che diviene così il terzo cantante per tre album, dopo la dipartita di Mukadars successiva al debutto e la performance temporanea di Mardus su "Estorat Taghoot". Al trio si aggiunge Adel come batterista di turno, e la formazione è completa per dare alle stampe il terzo disco, quello storicamente "difficile". "Kitab Al Awthan", "Il Libro Del Politeismo", è un netto passo in avanti in tutti i sensi: suonato, registrato, ma soprattutto composto e scritto meglio dei propri predecessori, è la miglior uscita a nome Al-Namrood.

Maggiormente consapevoli e padroni dei propri mezzi, oltre che con le idee sicuramente più chiare grazie all'esperienza maturata in questi pur pochi anni, i Non Credenti hanno spostato il proprio baricentro dalla terra di Babilonia, quindi dal Medio Oriente in genere (seppure Babilonia fosse locata in territorio iracheno), all'Arabia e alle sue specifiche tradizioni. Il titolo di questo terzo album si riferisce infatti alle tradizioni pre-maomettane, al politeismo che impregnava le sabbie del deserto, inghiottite dal buco nero dell'Islamismo, religione "maschera che si spaccia per portatrice di luce e verità, che in realtà non fa altro che perorare l'ignoranza e la stupidità dei popoli" (piccola parafrasi del lungo manifesto ideologico all'interno del booklet).

Musicalmente parlando, le coordinate non sono variate, ma sono state ampiamente affinate ed elaborate, pulendo le registrazioni di molta della sabbia desertica che pervadeva il debutto e lasciando apprezzare tutte le sfumature delle tastiere orientali di Ostron, mentre il riffing di Mephisto è ora più dichiaratamente ispirato ai suddetti Melechesh. Il progressivo accorciarsi degli album ha inoltre evitato il rischio di eccessive lungaggini: si trovano ancora episodi da oltre sei minuti, ma non sono più la norma, a favore di una forma canzone più asciutta ed essenziale, meno dilatata e ripetitiva.

Sarebbe bello un giorno poter approfondire la conoscenza degli Al-Namrood ponendo loro delle domande, tuttavia il Paese in cui vivono non è molto di larghe vedute circa musicisti apertamente ostili alla religione di Stato, il che li costringe a mantenere un profilo basso, a non diffondere informazioni personali e ad operare nell'ombra. Cerchiamo quindi di supportarli per quanto possibile, diffondendo la loro voce, e con loro, quella di chiunque abbia un'idea "scomoda", approfittandone per conoscere una cultura diversa, chiacchierata, affascinante e in fondo non così lontana.

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