B°TONG – Hostile Environments

 
Gruppo: B°tong
Titolo:  Hostile Environments
Anno: 2013
Provenienza:   Svizzera
Etichetta: Greytone
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TRACKLIST

  1. Stasis Field
  2. Processed
  3. Estrus
  4. Thepsis
  5. Interference
  6. Hemihypoplasia
DURATA: 47:24
 

B°tong è l'artista svizzero Chris Sigdell. Da quanto si può leggere nella sua biografia, Sigdell ha una lunga esperienza (dal 1995) in campo elettronico, industrial, noise e ambient, sia per quanto riguarda la produzione di registrazioni sia per il numero di esperienze dal vivo (affiancato da nomi noti della scena quali Origami Galaktika, Aun e molti altri). Questa esperienza si percepisce nella qualità del suo ultimo lavoro, prodotto nel 2013 e pubblicato a dicembre dello stesso anno dall'etichetta italiana Greytone.

"Hostile Environments" è, come evoca il suo nome, un lavoro ostile, o meglio, un ambiente ostile per l'ascoltatore, caratterizzato da una tensione continua, da atmosfere nerissime e capaci di far tendere i nervi e le orecchie per interminabili minuti. È un'atmosfera che dà la caccia all'ascoltatore come fosse una preda. Questa caccia è rappresentata in modo efficace dalla presenza continua e potente dei versi emessi da bocche umane e da bocche animali, in sforzo o in sofferenza. E anche quando appare la parola significativa questa è distorta e manipolata dalle fauci elettroniche e resa irriconoscibile, senza senso, come fosse anch'essa un verso, un suono puro, insignificante richiamo nell'oscurità. Andando più a fondo, scendendo nelle singole tracce, possiamo riscontrare altri elementi che rendono l'opera coerente dal principio alla fine, ma che segnano delle variazioni in grado di tenere sempre vigile l'ascoltatore.

Il primo brano, "Stasis Field", si presenta come un fittissimo muro sonoro fatto di bordoni e riverberi, statico come da titolo, con scarse variazioni nella dinamica dei volumi, la presenza di molte field recordings e addirittura di uno strumento riconoscibile, unico in tutto l'album: un pianoforte, che però rimane sommerso tra catene, voci strozzate o disperate, degne del più efficace (e banale a volte, anche se non in questo caso) repertorio dark ambient, tra delay e manipolazioni.

Il secondo brano, "Processed", invece è segnato dalla liquidità, che si manifesta in campionamenti d'acqua che scorre o cade su superfici solide. È un brano allucinato, uno stato d'alterazione che porta fino alla produzione di liquidi del corpo umano, al vomito, alla distorsione di tutti quegli elementi della realtà, suoni, luci, ombre, voci, che caratterizzano gli stati alterati di percezione. Le dinamiche del brano sono maggiormente varie rispetto a quello precedente.

"Estrus" nasce col verso belante di una capra e con altri elementi vocali, dapprima riconoscibili, sui quali poi B°tong interviene con quella che è una caratteristica ricorrente all'interno di tutto "Hostile Environments": cioè "particellizza" (attraverso delay, flanger, echo, et cetera) i suoni concreti e li rende irriconoscibili. Li trasforma in materia amorfa, illeggibile e inquietante come l'ignoto nel quale scorgiamo solo alcuni dettagli che attribuiamo ai nostri timori remoti, alle nostre paure.

"Thepsis" introduce i primi elementi ritmici, ma questi emergono, come mutilati, dall'astrazione dell'elettronica piena di riverbero e minima creata da quelli che potrebbero essere sintetizzatori monchi e scariche elettrostatiche. È minimale, mancano quei bordoni, onnipresenti nei brani precedenti, che legano la materia sonora indivisibilmente.

La quinta traccia, "Intereference", è ritmica, si avvicina all'industrial, però è diluita in una fittissima coltre dark ambient che evita un riconoscimento evidente del ritmo stesso. È astratta, i suoni concreti vengono meno. Le voci ancora, come parti soliste, emergono quasi a ricordare la presenza di qualcosa di vivente in questo luogo ostile. Ma questa presenza è faticosa, è sofferta, è gracchiante.

In "Hemihypoplasia", ultimo brano, emergono meno elementi come dettagli dallo sfondo: tutto è un insieme omogeneo di suoni di lunga durata, sovrapposti in un crescendo a formare uno spesso muro sonoro. Nel centro della composizione si solleva un concerto di versi animali ed elettronici, preistorici, che vengono da chissà quali tempi remotissimi, mentre nel finale appare l'uomo con la sua voce, ancora una volta divorata dall'elettronica e resa, nel significato, incomprensibile.

"Hostile Environments" è un lavoro di qualità, nel quale si percepisce la forza di una ricerca consapevole e ricca sul suono e sulle sue implicazioni simboliche ed emotive. Ma non si tratta di ricerca pura e sterile: tutto viene messo in gioco per riuscire a creare un'atmosfera che renda partecipe l'ascoltatore del suo buio, del suo orrore, della sua forza.

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