RINGBEARER – The Dark Side Of The Mountain

 
Gruppo: Ringbearer
Titolo:  The Dark Side Of The Mountain
Anno: 2013
Provenienza: Vancouver, Canada
Etichetta: Acephale Winter Productions
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. The Second Age
  2. The Secret Stairs
  3. Nine Riders
  4. Kings Of Old
  5. The Dead Marshes
  6. Nightfall In Mordor
  7. Horse Lords Of Rohan
  8. Gollum's Song
DURATA: 51:42
 

Nel giro di poche settimane ho fatto conoscenza con il progetto Noldor e con il progetto Ringbearer in modo del tutto slegato. Ascoltando l'uno e l'altro, tuttavia, non ho potuto fare a meno di notare diversi punti di contatto, tanto che non mi sono affatto stupito quando ho scoperto che i due autori si sono resi protagonisti di uno split, ma sto divagando.

Ringbearer è nientemeno che un progetto dark ambient ispirato agli scritti di Tolkien (nel caso il nome vi avesse lasciato dei dubbi), ed è la creatura del solo Vultyrous, di stanza a Vancouver, Canada, al secolo Jaron Good, noto per essere la mente (sola ed unica, di nuovo) dietro al più datato progetto Funeral Fornication. One-man band nata all'incirca l'anno scorso, non ho dettagli precisi riguardo la sua discografia: di certo conosco solamente il suddetto split con Noldor (cd-r limitato a trentatré copie) e questa tape, di cui esistono cinquanta esemplari.

Se i suoni di Funeral Fornication si sono contraddistinti in quest'ultimo lustro per fare particolarmente schifo (sottoproduzione, mala equalizzazione, registrazione in cantina e tutto il resto del repertorio), già un primo ascolto di "The Dark Side Of The Mountain" sorprende gradevolmente: i suoni sono caldi, lavorati e variegati, sintetizzatori e campionature non sono mai "di plastica" e in generale l'atmosfera creata è godibile ed accattivante. Pur non trovandoci di fronte a un capolavoro, questa cassetta racchiude una sobria interpretazione in chiave dark ambient del contesto tolkeniano, e già questo non è affatto scontato, anzi, dovrebbe far drizzare le antenne a tutti i possibili interessati. Sul lato A, il più variegato dei due, è poi registrato il brano migliore del lotto, "Nine Riders": oltre a essere l'unico pezzo con espliciti rimandi black metal, è un ottimo esempio della naturalezza con cui Vultyrous sia a suo agio mischiando diversi registri all'interno del proprio operato, senza snaturarne le caratteristiche principali (l'essenza di "musica d'ambiente") o ancor peggio rendere l'album un collage di suoni e linguaggi musicali del tutto slegati tra loro. Un'introduzione leggera e ariosa porta a un repentino cambio di marcia, all'unica traccia di voce umana all'interno del lotto, a una drum machine che scandisce il tempo in lontananza.

Uno standard compositivo decisamente sopra la media, una prova versatile e accessibile, confezionata con cura sia nei suoni che nel packaging (apprezzabile la grafica, così come la cassettina blu in cui la musica è contenuta); peccato solo in giro ce ne siano solo cinquanta copie.

 

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