MECHINA – Xenon

 
Gruppo: Mechina
Titolo:  Xenon
Anno: 2014
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Xenon
  2. Ailthea
  3. Zoticus
  4. Terrea
  5. Tartarus
  6. Phedra
  7. Thales
  8. Erebus
  9. Amyntas
  10. Actaeon
DURATA: 49:38
 

I Mechina potrebbero aver trovato la quadratura del cerchio, giungendo con "Xenon" al traguardo del quarto album (il terzo dall'inizio del 2011, per il momento sempre in formato unicamente digitale). Proseguendo nella loro esplorazione di suoni estremamente moderni e cibernetici, con questa nuova fatica proseguono anche il concept iniziato proprio nel 2011 con "Conqueror" e sviluppato fino a ora, di cui anche i singoli brani non presenti sui tre album ("Andromeda", 2011, e "Cepheus", 2013) sono parte integrante. I Mechina, insomma, oltre che su un proprio sound, stanno continuando a lavorare anche su un proprio epos e, sebbene una simile mole di materiale pubblicata in così poco tempo rappresenti un inevitabile rischio di sovraesposizione, stanno compiendo netti passi in avanti.

Il quartetto chicagoano non fa mistero delle proprie predilezioni per suoni "nuovi": l'operato del chitarrista Joe Tiberi sulla sua nove (!) corde è decisamente vicino al djent, la voce di David Holch è quasi sempre rielaborata tramite effetti sia in caso di cantato pulito che di growl, mentre basso e batteria sono "pompati" all'inverosimile, tanto che una singola corda di basso o un unico tocco di rullante sembra far esplodere le casse dello stereo. Ancora, i Mechina sono oggi del tutto a loro agio con gli inserti sinfonici e atmosferici che ancora dovevano essere ben calibrati su "Empyrean" (ne è prova il fatto che detto disco è stato pesantemente remixato già pochi mesi dopo l'uscita): adesso tutti i suoni godono della giusta profondità e niente viene lasciato in secondo piano, anzi, l'iper-produzione è decisamente una delle qualità di punta di "Xenon". Tastiere, chitarre, sintetizzatori, voci, tutto "esce" in maniera perfetta e il risultato è sorprendente.

La facilità con cui in passato il sound del gruppo non riusciva a catalizzare l'attenzione durante tutto l'ascolto, finendo per risultare insipido sulla lunga distanza, ora è solo un ricordo, poiché anche sul fronte della composizione sono stati compiuti dei netti passi avanti. "Xenon" soffre ancora (benché solo leggermente) di una certa prolissità, ma le soluzioni al suo interno oggi sono decisamente più incisive che in passato grazie a una composizione più ispirata e a un ritmo generale più serrato. Non mancano certamente le aperture atmosferiche e i momenti più "spaziali", ma l'avvicendarsi di effetti, doppie voci (ancora una volta ottima la convivenza tra voce maschile e femminile), riff dal fortissimo accento "groove" e quant'altro è decisamente più trascinante di quanto sentito fino a "Empyrean". Su tutto, il binomio composta da "Terrea" e "Tartarus" rappresenta il vertice dell'intero album: un incredibile susseguirsi di contemplazione cosmica e "tamarraggine" senza soluzione di continuità, che non può non scaldare gli animi.

Senza svelare nulla di preciso del concept (i testi dell'intera saga costituita dai vari lavori sono disponibili a questa pagina), va da sé che anche in "Xenon" abbiamo a che fare con la storia di un mondo lontano, in cui l'Uomo è tutt'uno con la macchina ed è in cerca di se stesso. E no, non stiamo parlando di "Obsolete" versione seconda, a confronto di quanto operato dalla formazione dell'Illinois i Fear Factory del periodo d'oro sembrano la più conservatrice delle band thrash.

Un album che non potrà che dividere il pubblico, perché ormai i Mechina si sono spinti troppo oltre, hanno portato il proprio sound al limite e, si sa, i metallari hanno un rapporto conflittuale con l'innovazione. A ogni modo, i quattro avanzano imperterriti nella loro evoluzione musicale e narrativa, e non sembrano avere intenzione di fermarsi, tanto che un nuovo album è già stato annunciato; dovessero davvero procedere in questo continuo miglioramento, l'unico limite per i Mechina diventerebbe il confine dell'Universo.

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