BLOOD OF SERPENTS – Sulphur Sovereign

Gruppo:Blood Of Serpents
Titolo:Sulphur Sovereign
Anno:2018
Provenienza:Svezia
Etichetta:Non Serviam Records
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TRACKLIST

  1. Mater Tenebris
  2. In Darkness, Brotherhood
  3. Devil’s Tongue
  4. Evictor Of Christ
  5. As The Temple Burns
  6. Canticle
  7. As Nocturnal Dimensions Beckon
  8. Upon Waters Dark
  9. Prophet Of A False Faith
  10. A Void Between Worlds
DURATA:46:32

Qual è il motivo per cui una band cambia il proprio approccio alla musica dopo un solo album? Sinceramente non lo so… Gli svedesi Blood Of Serpents debuttarono nel 2014 con un discreto disco di matrice death-thrash intitolato Black Dawn. Il loro secondo lavoro uscito quest’anno si chiama invece Sulphur Sovereign e spinge il piede sull’acceleratore, sviluppando la più classica delle mattonate di stampo black metal, ispirata dal patrimonio nazionale.

Velocità, melodie affilate, frangenti sulfurei, ma soprattutto tanta prorompenza fanno capolino all’interno dei 46 minuti della scaletta, che trae linfa vitale in maniera palese dagli insegnamenti impartiti da MardukDark Funeral e Setherial, con un paio di spruzzate oltranziste alla Funeral Mist. Sono altrettanto sicuro che la lista di nomi si potrebbe tranquillamente allungare, dato che il difetto più rilevante della band è l’incapacità di uscire fuori dai ranghi, preferendo calarsi totalmente nel genere e riproporre con gusto le soluzioni stilistiche tanto apprezzate, rischiando però di affievolire — ma non reprimere — l’interesse degli appassionati.

Sulphur Sovereign è un’opera che di per sé non ha nulla da farsi perdonare. I pezzi spaccaschiena non mancano (“Mater Tenebris”“In Darkness, Brotherhood”, “Evictor Of Christ”, “As Nocturnal Dimensions Beckon” e “A Void Between Worlds”) così come quelli dal maggiore tasso atmosferico (“As The Temple Burns”, il breve intermezzo “Canticle” e “Prophet Of  A False Faith”). Per quanto concerne poi la prestazione strumentale, le accelerazioni e i cambi di passo imposti dal martello pneumatico Christoffer Andersson, supportato dalle funzionali linee di basso di Benny Åkeson, sono adeguate al contesto, mentre i riff e le melodie puzzano di quella Svezia nera che non esiste più da tempo. Infine dietro al microfono Thomas Clifford (Abscession e Throne Of Heresy) dimostra di essere un cantante valido, sia nei momenti più concitati che in quelli più cupi e impregnati di malessere. Il tutto è supportato dalla buona produzione di Lars Broddesson (ex Marduk e membro tutt’ora attivo degli Excessum) presso i connazionali Endarker Studio.

Alla luce di quanto detto, prendete i Blood Of Serpents per ciò che sono: una piacevole realtà mestierante, ora come nella precedente versione, in grado di realizzare materiale di qualità sufficiente e, talvolta, anche più che discreta. Di certo si rivolgono ai fan più sfegatati del filone ed essendo fra questi io vi suggerisco di dedicare un po’ del vostro tempo a Sulphur Sovereign. E poi chissà… improvvisamente potreste decidere di smettere di ascoltarlo oppure di aggiungerlo alla vostra collezione. Nella vita, si sa, tutto è possibile.

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