DARKENHÖLD – Arcanes & Sortilèges
Ancora Les Acteurs De L’Ombre, ancora black metal, ancora medioevo e quindi ancora Darkenhöld: dopo il ritorno dei compagni di ventura e di split Griffon, con un disco di quelli solidi, torna pure il terzetto di Villeneuve-Loubet (Nizza) con delle armi fresche di affilatura. Già, perché in seguito all’originale e convincente prova unplugged di Atra Musica, Aboth, Aldébaran e Cervantes maneggiano nuovamente metallo elettrificato e cacciano Arcanes & Sortilèges, forse il loro miglior album fra quelli usciti finora. Castelli, arcimaghi, alchimisti e bestiari, l’immaginario dei Darkenhöld resta saldamente ancorato al medioevo più magico e imperscrutabile, quello che si è consumato nelle cupe e umide segrete delle fortezze francesi, rischiarate appena da lumi consumati e orlate di ragnatele.
L’attacco è robusto, “Oriflamme” presenta la band al massimo del suo splendore, come probabilmente doveva apparire l’Orifiamma in testa alle truppe del Re di Francia; cavalcate epiche, assoli medievaleggianti ed echi acustici sono la sostanza di cui sono fatti i sogni alchemici dei Darkenhöld. Segue con altrettanto vigore sia musicale che narrativo la ferale “L’Ost De La Forteresse”, pezzo che insieme a “Mystique De La Vouivre” più di tutti ricorda le seminali gesta dei primi Emperor; ma non lasciatevi ingannare, perché la musica di questi bardi del male va oltre la semplice rievocazione di temi e stili del passato, ed è costruita come un’inespugnabile cittadella, lo dimostra la splendida “Incantations”: pezzo variegato dai tempi mediamente più lenti del solito in cui Aldébaran e compagni danno sfogo alla loro poetica maggiormente autentica.
La parentesi dungeon synth di “La Tour De L’Alchimiste” divide a metà Arcanes & Sortilèges, varcata la sua soglia ci ritroviamo forse nella parte più originale e francese di questo disco, venata dagli assoli suggestivi dell’orgogliosa “Héraldique” e dall’imprevedibilità dei cambi di ritmo di “Le Bestiaire Fantastique”. Tastiere e chitarra dialogano attivamente, invece, nella sacrale “Le Sanctuaire Embrasé”, in cui lo spettro di Ihsahn si aggira fra le note dispensate da un Aldébaran mai stato così tecnico e pervaso d’ispirazione. Un lavoro costruito ed eseguito tanto bene che perfino i tre minuti di sintetizzatore della conclusiva “Dans Le Cabinet De L’Archimage” scorrono che è un piacere, nella loro sobrietà.
L’etichetta di Champtonceaux davvero non ne sbaglia mezza e mette in bacheca anche la prova più bella e convincente dei Darkenhöld che, con Arcanes & Sortilèges, entrano senza alcuna riserva nell’olimpo del black metal medievale. E ora scusate ma ho lasciato un filetto di ippogrifo sul fuoco.






