Dauþuz - Grubenfall 1727

DAUÞUZ – Grubenfall 1727

Gruppo:Dauþuz
Titolo:Grubenfall 1727
Anno:2020
Provenienza:Germania
Etichetta:Amor Fati Productions
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TRACKLIST

  1. Grubenfall 1727
  2. Kerker Der Ewigkeit
  3. Die Letzte Fahrt
DURATA:34:55

Che si tratti di introspezione o delle immense vastità dello spazio siderale, nel corso della sua ormai pluriennale evoluzione il black metal ha saputo farsi suggestionare da una vasta gamma di tematiche. Tra i gruppi che hanno scelto di orientarsi verso argomenti più particolari possiamo senza dubbio citare i Dauþuz, con il loro metallo nero ispirato alla tradizione mineraria europea e al vasto corpus di leggende a essa collegate.

Dopo l’ottimo Monvmentvm dell’anno scorso, il duo tedesco — i cui componenti militano anche in Wintarnaht, Isgalder e Idhafels — amplia la sua già non indifferente discografia con un nuovo EP, intitolato Grubenfall 1727, uscito per Amor Fati Productions. L’opera, composta da tre brani (di cui due riarrangiamenti), può essere considerata a pieno titolo come una sorta di mini concept album. Ogni episodio, infatti, è un capitolo di una storia in tre atti, la cui narrazione è iniziata nel 2016 con la pubblicazione della versione originale della prima traccia e che qui giunge a conclusione. Una storia che ci porta nelle viscere della terra, per affrontare quello che in qualsiasi epoca è stato il peggior incubo di ogni minatore: restare intrappolato a seguito del crollo di una galleria.

Dal punto di vista musicale, Grubenfall 1727 sembra riprendere e sviluppare diversi elementi già presenti nell’ultimo album. I Dauþuz rimangono ancorati a un black metal minimale, in cui spicca la sezione ritmica che riesce a sostenere il riffing delle sei corde con un uso dei sapiente dei piatti, donando al tempo stesso un certo dinamismo ai brani; su questa base si innestano un numero crescente di elementi che attingono al mondo del pagan e del viking metal delle origini. Se la title track (tratta dall’album di debutto In Finstrer Teufe) viene riproposta arricchita da una lunga intro di chitarra acustica e voce, mentre la successiva “Kerker Der Ewigkeit” (da Die Grubenmähre) vede smorzata la propria furia originaria anche con l’aggiunta di diversi cori, è nel brano finale che queste influenze raggiungono l’apice. In “Die Letzte Fahrt” le atmosfere bathoriane sono preponderanti ed è proprio qui che emerge appieno l’importanza delle voci nell’economia generale dell’EP. I Nostri, infatti, sono in grado di spaziare dal cantato pulito allo screaming più classico, dai cori a urla disperate che richiamano il DSBM, sempre in modo preciso, senza sbavature, rendendo interessante e carico di pathos un brano che diversamente, con i suoi quasi venti minuti di lunghezza, avrebbe potuto essere un discreto mattone.

È sicuramente avventato sbilanciarsi troppo per quello che alla fine è un singolo brano inedito, ma a mio avviso i Dauþuz hanno dimostrato una più che discreta abilità compositiva, riuscendo a gestire un minutaggio impegnativo senza ricorrere a virtuosismi fini a se stessi. Cosa che lascia ben sperare per il futuro.

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