FORGOTTEN WOODS – As The Wolves Gather / Sjel Av Natten

Gruppo:Forgotten Woods
Titolo:As The Wolves Gather / Sjel Av Natten
Anno:1994 / 1995
Ristampa:2017
Provenienza:Norvegia
Etichetta:ATMF
Contatti:non disponibili
TRACKLIST

  1. Eclipsed
  2. As The Wolves Gather
  3. In My Darkest Visions
  4. Winter
  5. Grip of Frost
  6. Dimension Of The Blackest Dark
  7. Svartedauden
  8. Through Dark and Forgotten Valleys
  9. Sjel Av Natten
  10. En Natt Med Storm Og Ravners Skrik
  11. Hvor Vinteren Rår
DURATA:79:40

As The Wolves Gather. Scriverne. Nel 2017. Facile. Per riuscire a cavarmela, facciamo un gioco: facciamo finta che il lettore medio di Aristocrazia non sopravviva a pane e musica brutta e che conosca i Forgotten Woods solo di nome. Se il gioco non dovesse piacervi, saltate pure il prossimo paragrafo.

Il gruppo fondato dai polistrumentisti Rune Vedaa e Olav Berland (basso e chitarra il primo; basso, chitarra e batteria il secondo) è sempre stato una bestia strana, e la loro musica non poteva che diventare di conseguenza una bestia stranissima. La band non era di Oslo, non era di Bergen, non ha mai vantato tra le sue fila personaggi di spicco, che salissero agli onori della cronaca per implicazioni nei famosi fatti di cronaca relativi alla seconda ondata del black metal norvegese e in sostanza non ha mai vantato alcuna particolare esposizione mediatica o collegamento a tutto il baraccone.

Questo si univa al fatto che la musica che usciva dalle sessioni di prova del gruppo era quanto di più lontano dalla furia incontenibile e quasi carnevalesca dei loro vicini di casa, che andavano in giro a bruciare chiese e si facevano fotografare ricoperti di cerone bianco con candelabri in mano: qui c’erano tempi medi, un basso in evidenza e le cavalcate thrash lascito del decennio precedente non arrivavano mai a sfociare nella distruzione sonora più completa e totale, ma mantenevano sempre un ritmo compassato, sotto controllo.

La combinazione di basso profilo e musica fuori dal canone di genere fu probabilmente la ragione principale per cui i Forgotten Woods non ebbero mai un posto tra i primi della classe e i loro lavori non furono (né sono ancora stati) mai ristampati da una major del mondo del metallo. Il che, però, è una fortuna, perché ha permesso alla nostra operosa ATMF di attivarsi in tal senso e di rendere di nuovo disponibile il debutto e il successivo EP del quartetto di Ølen.

A ventitré anni dalla sua uscita, As The Wolves Gather non ha perso un briciolo del suo fascino di disco strano, anzi, vedendo come sono andate le cose negli anni successivi, è ancor più lampante come il disco sia figlio del primo Burzum, contenendo però moltissimo di ciò che Varg avrebbe sviluppato nei due anni subito successivi. Più in generale, sono presenti elementi che tutta la corrente depressive avrebbe interiorizzato e fatto propri da lì in avanti: dalle urla (burzumiane, appunto) agli arpeggi sgangherati, ai già accennati mid-tempo e basso riconoscibile.

Non solo: ascoltando “Winter” e “Svartedauden”, non possono non venire in mente alcune delle idee che i nascenti Ulver avrebbero di lì a poco infilato nel loro esordio. E ancora, non è un caso che — di nuovo sulla scia di Burzum — l’EP Sjel Av Natten sia cantato completamente in Norvegese e contenga un brano (“En Natt Med Storm Og Ravners Skrik”) che, non fosse per la sua ossessiva ripetitività, potrebbe essere scambiato per una prova generale di Bergtatt.

La storia la conosciamo: dopo il secondo disco — che c’è da augurarsi possa essere ristampato in un futuro prossimo, a questo punto — la band si è dissolta come neve al sole, salvo tornare con una formazione molto rimaneggiata (e Neige al microfono) esattamente dieci anni fa per un terzo album e poi scomparire di nuovo. Per questo vale la pena sottolineare alcune parole che lo stesso Rune ha inserito nel libretto in occasione della ristampa: «Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa che avesse a che fare con quel periodo. Non c’è molto da dire. […] Siamo durati più a lungo di quanto probabilmente avremmo dovuto. Compagni nello spirito, sì, ma non amici nel comune senso della parola. Sono contento che sia finita».

Le foto a corredo, dell’epoca, non mostrano volti demoniaci o scene truculente, atteggiamenti provocatori o situazioni sopra le righe, ma solo dei ragazzi in maglietta nera, con i capelli lunghi, che suonano la chitarra e si fumano una sigaretta. Ragazzi che vivono il proprio malessere e il proprio disagio come tutti gli altri, senza la necessità di sbatterlo in piazza né urlarlo ai quattro venti, ma esorcizzandolo coi propri ululati come un branco di lupi.

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