FROSTBITTEN KINGDOM – Obscure Visions Of Chaotic Annihilation

 
Gruppo: Frostbitten Kingdom
Titolo:  Obscure Visions Of Chaotic Annihilation
Anno: 2009
Provenienza:  Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. …Of Genocide & Creation
  2. Towards The Battlefields
  3. The Requiem
  4. Embrace Of The Frozen Oceans
  5. Origin, Birth And The Funeral Incest
  6. Obscure Visions Of Chaotic Annihilation
  7. Demise Of The Suns
  8. Serene Closure 
DURATA: 39:50
 

Girovagare per la rete ogni tanto porta i suoi frutti, è così che in una notte dove di dormire non avevo proprio voglia incrociando questa band finnica decisi d'ascoltarne i brani e l'unica cosa che mi venne da dire dopo fu: questi fanno fottutamente male. Di band black/death iperprodotte ne escono a bizzeffe, è forse per questo che quando mi sono ritrovato ad ascoltare dei brani che grondano di genuinità, seppur derivativi per alcuni punti di vista, non ho potuto far altro che godere d'essi.

La formazione con "Obscure Visions Of Chaotic Annihilation" è al suo secondo album, maturo e ben composto schiude le proprie porte infernali con l'intro "…Of Genocide & Creation" in pratica solo un assaggio dell'assalto che la successiva e prima mazzata "Towards The Battlefields" ci riserva, suono che riporta il marchio armonico dei Belphegor ma più feroce, pungente, privo della dozzinalità qualitativa che contraddistingue Helmut e soci ormai da troppo tempo.

"Requiem" esalta le caratteristiche in toto della line-up, riffing cazzuto, un lavoro di batteria (S.Vaino) dinamico e preciso e una prestazione vocale (H.Kanervo) che si cimenta oltre al growl/scream che per l'arco del lavoro andremo incontrando anche in esecuzione bassa e profonda sul finire del pezzo. La vena melodic black che pervade "Embrace The Frozen Oceans" ricorda i Dissection dell'era di mezzo, una coniugazione delle glacialità black e della vena irriverente del death che mostrano una facciata meno arrembante e guerrigliera che prosegue con "Origin, Birth And The Funeral Incest" slow mid-paced possente con annessa cavalcata finale, sul quale i sintetizzatori egregiamente conducono sino ad un assolo di richiamo classic che porterà a conclusione il pezzo.

Se vi capitasse di leggere le influenze che loro stessi citano, troverete gli Immortal (oltre ai Dissection già nominati e molti altri), l'influsso dei norvegesi vien fuori man mano che l'album scorre, sempre più presente, sempre più evidente. Il regno del gelo non è per tutti e forse gli Immortal stessi hanno dimenticato cosa sia dato l'ultimo scempio pubblicato, i ragazzi decidono forse di riportare in auge le sensazioni che quella formazione ormai defunta (da un bel po' per chi scrive) era riuscita a regalare. "Obscure Visions Of Chaotic Annihilation" titletrack del disco pare quasi un tributo al duo Abbath/Demonaz degli anni che furono, qualcuno ancora ricorda com'è fatto l'inferno di ghiaccio.

Mastodontica si slancia nella sua grandezza "Demise Of The Suns", variegata, passaggi di chitarra pulita, un drumming dinamico che ben si appoggia ai fraseggi quando distorti e cattivi trascinano l'ascoltatore per una durata peraltro superiore ai dieci minuti lasciando il compito a "Serene Closure", episodio tastieristico-ambient, di riportare tranquillità, la quiete dopo la tempesta.

I Frostbitten Kingdom si avvalgono dell'aiuto amichevole di Petri Salmio chitarra solista aggiuntiva e del tastierista Artturi Laukkanen che mette lo zampino con i tappeti a sfondo ampio nelle varie tracce e gli ospiti danno un contributo non da poco, ascoltando ve ne renderete conto.

"Obscure Visions Of Chaotic Annihilation" è un disco che vale, non è innovativo nè tanto meno ha l'intenzione di innovare ma possiede un impatto e un piglio talmente naturali e coinvolgenti che sapranno conquistarvi, se il genere vi si addice è un acquisto da fare a occhi chiusi.

 

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