ILDRA – Eðelland

Gruppo:Ildra
Titolo:Eðelland
Anno:2011
Ristampa:2018
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Heidens Hart Records
Contatti:Facebook  Spotify
TRACKLIST

  1. Sweorda Ecgum
  2. Rice Æfter Oðrum
  3. Hrefnesholt (Dæl I)
  4. Esa Blæd
  5. Ofer Hwælweg We Comon
  6. Nu Is Se Dæg Cumen
  7. Earendel
  8. Swa Cwæð Se Eardstapa
  9. On þas Hwilnan Tid
DURATA:47:01

Oggi si parla di ristampe, nel caso specifico della ristampa di un disco che nel 2011 riuscì ad avere una pur minima risonanza, nonostante l’etichetta che si occupò della sua pubblicazione non si occupò della sua pubblicazione. Sette anni dopo, la misteriosa one man band Ildra decide di ristampare il suo unico album sotto Heidens Hart, che ormai più di dieci anni fa supportò alcuni suoi demo.

Minima risonanza, accennavo, perché Eðelland ha effettivamente destato un certo interesse grazie alla sua maggiore peculiarità: il cantato in anglosassone, la lingua di Beowulf. Il fatto di utilizzare l’ænglisc è cosa piuttosto inusuale e, per quanto evidentemente derivativa della tradizione più kvlt mutuata dagli scandinavi, è una scelta che dà all’album una personalità particolare e un fascino che porta ad addentrarvisi un po’ di più, a voler spendere qualche momento per scoprire che succede, rispetto al solito disco che insulta Dio o che racconta il paganesimo in modo superficiale.

Vale la pena dedicarsi ad Eðelland anche solo per l’impegno profuso dall’anonimo multistrumentista che si cela dietro il nome Ildra, che in questa nuova edizione ha deciso di corredare il libretto, oltre che di foto della campagna albionica, di tutte le traduzioni in lingua corrente. Ci troviamo così davanti a storie che raccontano l’antico retaggio inglese, dall’arrivo sulle coste della Britannia sulla rotta delle balene (“Ofer Hwælweg We Comon”) a una rielaborazione del poema elegiaco risalente all’VIII secolo “The Ruin” (“Rice Æfter Oðrum”), e regalano ottimi spunti per approfondire un periodo storico di cui tipicamente in Europa latina sappiamo pochissimo.

Dal lato strettamente musicale, l’album di debutto di Ildra non è lontano, anzi è decisamente vicino al lavoro del desaparecido Falkenbach e di tutti i suoi epigoni: black metal in tempi medi con grandi innesti acustici e deviazioni folk, una voce che scandisce i testi con uno scream quasi declamatorio (ma sono quasi assenti voci pulite e cori, a parte qualche rarissima eccezione nella prima parte dell’album) e un’atmosfera fredda e uniforme. Forse proprio l’uniformità è il principale limite di Eðelland, che in tutti i suoi tre quarti d’ora abbondanti mantiene sì grande coerenza, ma non rischia mai di uscire dal seminato: ora un riff gelido su una struttura ritmica in perenne midtempo, ora un interludio folk, ora un mix delle due cose, se proprio vogliamo esagerare qualche piacevole ancorché timido assolo. Nessuna accelerazione, nessuna divagazione in qualche territorio altro per sperimentare soluzioni differenti. Nonostante questa scelta, Ildra trova comunque la quadratura del cerchio e a sette anni dalla sua uscita e a dieci esatti dalla sua registrazione l’album si rivela godibile e interessante.

La bontà del lavoro è fuori discussione, così come giusta è stata la scelta di (ri)proporlo sul mercato. Ora sarebbe anche il caso di dare a Eðelland un seguito.

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