RECLUSA – The Anticonscience

RECLUSA – The Anticonscience

 
Gruppo: Reclusa
Titolo:  The Anticonscience
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Crucial Blast Records
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. -98.6F
  2. Frozen Embrace
  3. Systematic Abandonment
  4. Snowcrashed Glare
  5. In The Shadow Of Jade
  6. Solitary Definement
  7. The Cursed Gift
  8. Hermit Shell Hollow
  9. The Voice Of Sadus
  10. The Blacl Whirlpool
  11. Chernobyl Winter
  12. The Anticonscience
DURATA: 01:17:44
 

Reclusa è una one-man band proveniente dagli Stati Uniti, precisamente da Byesville, nell'Ohio. Il mastermind del progetto, The Recluse, non si perde in preamboli e sforna come primo atto un full intitolato "The Anticonscience". Prima di tutto è necessario dire che la carne al fuoco è davvero molta e che il disco è tutt'altro che immediato.

La base della proposta è ben udibile in tracce come "-98.6F" e "The Cursed Gift" e potrebbe essere individuata come un Death/Doom macilento e strisciante influenzato da gente come Coffins e Hooded Menace. Non è però così semplice la questione: nel sound si infiltra infatti una spiccatissima componente Noise, spesso ipnotica e quasi ritualistica, che frammenta e dilata i baratri aperti dalla pachidermica pesantezza del riffing. Vi sono poi episodi come "Frozen Embrace", "In The Shadow Of Jade" e "Chernobyl Winter", ossessivi e disturbanti, in cui la fitta oscurità emanata si tinge di minacciose sfumature Industrial. "Snowcrashed Glare" e "Hermit Shell Hollow" sono invece i momenti in cui è concesso qualche brevissimo (e ingannatore) istante di respiro; il mood generale è più "dinamico" (per quanto consentito dal contesto, ovviamente), la chitarra è più ronzante e irrequieta, senza comunque rinunciare mai a quella patina melmosa e soffocante che impregna tutto il lavoro. La quintessenza di "The Anticonscience" esce comunque allo scoperto senza più veli in brani particolarmente inquietanti quali "Solitary Definement" e "The Voice Of Sadus", in cui un'aura di orrore degna dei migliori incubi lovecraftiani si insinua in un contesto formato da synth spettrali e onde cosmiche che, insieme ad un andamento chitarristico sinistro e opprimente, dipingono un quadro impregnato di pura e semplice insania.

Gli strumenti (ad eccezione della batteria) sembrano perennemente ricoperti da uno strato di polvere millenaria che ne strangola la risonanza, favorendo però la formazione di una cappa di malignità ancora maggiore. La voce è ridotta all'essenzialità, è poco presente e si manifesta soltanto sotto forma di un growl bassissimo e impossibile da decifrare.

L'album in questione tuttavia è molto difficile da descrivere a parole, poichè il carico sperimentale è notevole e non a tutti potrebbe fare lo stesso effetto. Il minutaggio è molto elevato (parliamo di quasi ottanta minuti) e la proposta non immediata da cogliere, quindi sono necessari svariati ascolti per entrarvi in contatto. Non lasciatevi però scoraggiare da questi elementi: una volta che "The Anticonscience" sarà entrato nelle vostre corde ne potrete rimanere molto soddisfatti. Questo disco è infatti un ricettacolo di morbosità e oscura malsanità, chi può dire quindi quali visioni potrebbe evocarvi o quali serrature mentali potrebbe scardinarvi? Il modo per scoprirlo è uno soltanto.

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