ROTORVATOR – I Vivi E I Morti

 
Gruppo: Rotorvator
Titolo:  I Vivi E I Morti
Anno: 2013
Provenienza:   Italia
Etichetta: Crucial Blast Records
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TRACKLIST

  1. Ad Sanctos
  2. Domenica
  3. L'Eternità
  4. I Morti
  5. In Limine
  6. Facing West
  7. Humming Bones
DURATA: 34:04
 

Si aspettava da molto il primo disco completo dei Rotorvator, quello dove ci sia il tempo necessario per accorgersi di tutto ciò che fanno, suonano, incarnano, nel bene e nel male. Questo momento è arrivato e tratta de "I Vivi E I Morti". Nelle parole c'è sempre un senso, un riferimento a qualcosa di reale. I vivi ed i morti sono un'opposizione che comprende tutto e tutti: i passati, i presenti, i futuri. I Rotorvator vogliono comprendersi tutti in questo titolo, riassumersi sia come passati, presenti vivi e futuri morti.

Nonostante l'apparenza sperimentale il risultato creativo dei Rotorvator conserva ancora le caratteristiche fondamentali d'un lavoro classico. Classico perché composto d'ogni elemento che classico ci pare: una composizione mai slegata dal black, dall'elettronica, dal down-tuning, dalle tastiere, dagli arpeggi, dallo scream, dai filtri e dagli organi. Ma la questione veramente interessante è un'altra e si potrebbe sentire esplicitamente in un punto preciso di questo lavoro, dopo circa due minuti e mezzo di una "Domenica": la questione è d'essere disposti a gettare tutti questi elementi classici in pasto ad un corpo uniforme che può fare a meno di tutti i suoi arti, parti costitutive ed appendici. Rigettare tutto se stesso. Nella sostanza tutto quello a cui i Rotorvator si riferiscono, quello a cui si rifanno, il luogo della loro origine, ci sfuggono. Ci sfugge tutto dei Rotorvator. La cosa che non ci può sfuggire e che non dobbiamo farci sfuggire: è unica sia la loro libertà nel trattare la loro tradizione, sia il loro legame indissolubile con questa stessa tradizione. Non possiamo leggere i Rotorvator senza la loro origine e dobbiamo leggerli indipendentemente da essa.

Sono degli outsider, dei marginali. Sono quelli che stanno nelle periferie, quelli che trattano tutto con le loro mani, senza farsi dire come trattare la realtà che gli arriva dal centro. Il loro centro di irradiazione sono loro stessi. Si scompongono, come dei veri marginali, si ricompongono nell'affrontare, senza arti né parti, la realtà che ingoiano solo con i denti ben aperti ad afferrare tutto. I Rotorvator hanno dei denti marci e saldissimi, vivi e morti insieme!

Dalle periferie scaturiscono le trasformazioni vere, come le ingenuità più sincere. I Rotorvator sanno che tutto questo è parte del loro stile. Ed allora possiamo dire senza orrore, con l'estremo piacere della sorpresa: "Splendido POP quel "Facing West"! Che bello quell'affacciarsi all'occidente!". Tutto il rock, il pop anni '90, l'elettronica Kraftwerk-Ciber-Daft-Punk, l'heavy metal, il trip-hop, l'et cetera d'un occidente musicale d'un ventesimo e unesimo secolo. Tutto questo ingurgitato dalle chitarre, dai lap-top, dalle voci distorte, da quella sincerità senza fronzoli, ruvida, che dice le cose come stanno per la bocca che le dice.

Ne "I Vivi E I Morti" i Rotorvator arrivano dove devono arrivare: riempire uno spazio che nessuno, tranne loro, sarebbe stato in grado di riempire in un mondo musicale limitato. Lo spazio che sta fuori dal centro dell'attenzione, dell'approvazione, della onni-comprensione di tutto quello che si uniforma ad un modello. Loro vengono dall'esterno, dai margini, conoscono tutti i vizi, le virtù dell'occidente, dei modelli, dei centri e ne fanno benissimo a meno, ma con più forza, perché vi si oppongono: divorandoli! Storpiandoli con la loro stessa lingua!  

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