LOWBAU – A Darker Shade Of Blues

LOWBAU – A Darker Shade Of Blues

 
Gruppo: Lowbau
Titolo:  A Darker Shade Of Blues
Anno: 2013
Provenienza:  Austria
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. 13
  2. The Prosecution Rests…
  3. Order Of The Bull
  4. Modern Day Alchemist
  5. A Million Years Of Rain
  6. Grounded
  7. The Theft Of Time
  8. The Maestro
  9. Alcoholic
  10. Coming Down On Wisdom
  11. Nanny
  12. Moneyfest
  13. A Darker Shade Of Blues
DURATA: 01:12:01
 

I Lowbau sono un quintetto austriaco che ha tratto il proprio nome dalla Lobau, una pianura alluvionale situata nella zona a nord del Danubio, americanizzandolo con l'aggiunta della "w" e dando così quel tocco di "southern U.S.A." che identifica in maniera perfetta lo stile di musica da loro suonato. Sorti nel 2006 per volere del chitarrista e seconda voce Wolfgang Ebner, avevano rilasciato sinora un solo ep nel 2009 intitolato "The Ep", il primo grande passo è quindi avvenuto in questo 2013 con l'uscita del debutto "A Darker Shade Of Blues".

Una volta entrato in circolo nell'orecchio, il disco non potrà fare a meno di ricordarvi quanto siano state e siano importanti tuttora le formazioni "anselmiane" (Pantera e Down) e quanto i Kyuss siano fondamentali per chiunque ami un certo tipo di musica, mentre Corrosion Of Conformity e Alabama Thunderpussy si uniscono al quadro dei riferimenti papabili. Inoltre diverrà palese come si possa realizzare un buonissimo album senza dover forzare né pretendere chissà quale invenzione.

Le armi a disposizione del quintetto difatti sono note e facilmente ricollocabili, ma le idee in loro possesso vengono esposte, sia per ciò che concerne l'esecuzione che l'atmosfera, in maniera convincente. Sono capaci di trasmettere quel feeling blues alcolico che "ci piace" e di rendere maggiormente aggressiva la proposta grazie alla prestazione vocale di DeGuyten, discretamente vario nell'impostazione e in più di una circostanza similare nell'approccio a Chad Gray dei Mudvayne, con l'aggiunta di un paio di rimandi quasi ovvi alla figura di Anselmo e altri che potrebbero far pensare a Ryan McCombs (Soil e Drowning Pool).

Non manca nemmeno la dovuta mole di groove nell'aria, che addensa e fortifica l'impatto dei pezzi. In effetti la scaletta non ha momenti di vuoto e formalmente ci rifila delle mazzate (si veda l'apertura a bomba di "The Prosecution Rests…"), pezzi che sfruttano una carica ribelle pura ("Grounded"), ma anche aperture solistiche indovinate e una notevole emotività (come avviene in "A Million Years Of Rain").

Siamo solo a metà del percorso, tuttavia pare evidente che i Lowbau sappiano chiaramente quale sia la via da intraprendere e ne conoscono il percorso talmente bene che raggiungerne il fondo passando per i capitoli successivi ("The Theft Of Time", "Alcoholic", "Nanny" e "Coming Down Of Wisdom"; stupenda in quest'ultima l'intrusione di armonica a bocca che anticipa l'ennesima escursione solistica) diviene una passeggiata salutare e altamente scapocciante, conclusa dall'avvento della lunga "A Darker Shade Of Blues" posta in coda.

Cosa non va? In pratica nulla, forse, e dico forse, settantadue minuti totali da ingerire in un'unica botta sono un tantino esagerati, tenendo però conto che sinora sono finiti per ben due volte nello stereo e sono quasi certo che la terza stia per scattare, quell'aspetto è sicuramente oltrepassabile. Di certo lo è se accompagnato da una buona dose di alcol.

Quando si parte col piede giusto si è a metà dell'opera? I Lowbau sono la riprova che tale modo di dire ha un senso. Il loro "A Darker Shade Of Blues" è prodotto in maniera impeccabile ed è un'ottima compagnia da viaggio: che aspettate quindi a far conoscenza con questi austriaci? Alzate il volume e godeteveli.

 

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