SERCATI – Devoted, Demons And Mavericks

Gruppo:Sercati
Titolo:Devoted, Demons And Mavericks
Anno:2018
Provenienza:Belgio
Etichetta:WormHoleDeath
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TRACKLIST

  1. Countdown To Apocalypse
  2. Shockwaves Of The Countdown
  3. Time Of Loss
  4. Under The Velvet Mask
  5. Dream Devourer
  6. An Appointment Between Hell And Heaven
  7. Cathartic Bomb
  8. Before The Battle
  9. Fight To Dust
  10. The Purgatory
  11. Facing Rhe Unknown
DURATA:38:32

L’idea di usare diversi linguaggi espressivi, come scrittura, immagini su pellicola e musica, per tratteggiare il profilo di un personaggio di fantasia e le vicende delle quali è protagonista ha avuto l’indubbio pregio di smuovere subito la mia curiosità. Al centro della narrazione troviamo il Nightstalker, un anti-eroe sui generis, nato dalla fervida immaginazione di Steve “Serpent” Fabry, al quale dobbiamo tra l’altro la nascita dei Sercati. La formazione belga, completata da Simon Charlier alla chitarra e Yannick Martin alla batteria, è attiva da ormai dieci anni e con Devoted, Demons And Mavericks giunge al traguardo della quarta pubblicazione.

Se l’universo costruito attorno al Nightstalker è, come vi anticipavo, estremamente vario, in questa sede ci limiteremo a giudicare come si comporta il gruppo di Verviers sotto il profilo musicale. L’obiettivo dichiarato è quello di proporre black metal sinfonico, ma posso subito anticipare che i tre belgi lo raggiungono solo in parte. Certo, orchestrazioni che ricordano i Dimmu Borgir dell’ultimo Eonian, come anche una componente estrema che riprende i dettami di scuola Catamenia, sono presenti, tuttavia l’etichetta che i Sercati si assegnano temo non sia la più adeguata. Arrivati al termine dei 38 minuti qui presenti, la sensazione è piuttosto quella di avere a che fare con un gruppo che deve molto ai Devilment del malvagio folletto inglese Dani Filth, complice anche la voce di Fabry che lo ricorda in diversi frangenti.

Nonostante i numerosi anni di esperienza sulle spalle, i Sercati pagano un approccio forse troppo semplicistico al genere, ponendo fianco a fianco soluzioni e melodie indovinate, oltre che abbastanza orecchiabili (come in “The Purgatory”), ad altre di una banalità disarmante. Tuttavia, i brani sono abbastanza brevi per evitare all’ascoltatore di ricorrere allo stratagemma dello skip, anticipandolo prima che la noia prenda il sopravvento. Lascio però a voi giudicare se questo aspetto sia riconducibile ai pregi o ai difetti di Devoted, Demons And Mavericks.

In conclusione, se avvicinata con le giuste premesse e aspettative, la quarta prova della formazione vallone risulta scorrevole, con qualche buona intuizione e un contesto narrativo originale e ben costruito a contorno.

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