THANATOS – Not All Who Wander Are Lost

 
Gruppo: Thanatos
Titolo:  Not All Who Wander Are Lost
Anno: 2013
Provenienza:  Italia
Etichetta: No Remorse
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TRACKLIST

  1. Not All Who Wander Are Lost

  2. An Old Tree… Guarding The Clearing

  3. Withering

  4. The Winter Embraces My Bones

  5. The Earth Witching The Sky Weeping On My Ashes

  6. Bora (Illumination After The Downpur)

  7. The Echo Of What Once Was (Bora Pt. II)

DURATA: 40:34
 

La musica d'ambiente è una questione complessa da affrontare. Quale faccia fronteggiare quando ci si avvicina a essa? Da quale lato ci può dare il suo migliore profilo? Il dubbio è spinoso, in quanto a tratti siamo intenti a scegliere d'osservare il lato emotivo della musica, cioè come questa si lega alle situazioni che viviamo nel preciso momento in cui essa ci attraversa e a tratti scegliamo — questa forse è la visione del critico, non esente da critiche — di cercare di capire cosa la musica in sé è, qual è il suo valore in relazione ad altre opere, quali sono i padri, i parenti creativi più stretti, cosa può lasciare ai propri figli, cercando di ignorare noi stessi in relazione alla musica, valutando l'opera che sentiamo come autonoma (anche se autonoma rispetto a noi e al nostro momento non è, mai). Con la musica d'ambiente, con l'ambient, come si direbbe in buon inglese di convenzione di genere, la questione è ancora più spinosa, perché nonostante tutto essa è legata indissolubilmente al momento preciso in cui l'ascoltiamo: si chiama ambient perché crea un ambiente interiore che caratterizza anche il modo nel quale noi viviamo l'ambiente esterno. Non a caso questo genere è dato spesso per un ascolto in cuffia oppure in una situazione precisa, creata ad arte.

Thanatos e il suo "Not All Who Wander Are Lost" sono complessi da affrontare, partendo da questi presupposti. Tecnicamente, e oggettivamente, ci troviamo di fronte ad ambienti saturi, fatti di muri sonori che non cedono, incapaci di aprire delle brecce di silenzio. Lo spessore di questi muri e la loro dinamica sono sempre ricchi di armonici, sempre ricchi tonalmente, ma poveri di pause, di variazioni nei volumi. Un muro non può variare nel suo spessore, altrimenti perde di solidità, direbbe qualche esperto. Ma qui non stiamo costruendo un muro, stiamo creando un ambiente. Thanatos in questo ha scelto una via ben precisa: riempire gli spazi, non lasciare spazio ai silenzi, caratterizzare ogni momento con tutte le sfumature che gli parevano necessarie. Il risultato all'ascolto è una musica d'ambiente forte, prepotente, che scuote le mura di chi l'ascolta, le pareti interiori. E allora l'interno si fa esterno, pregno, saturo, pieno dal basso all'alto della scala delle frequenze. Non c'è spazio per le pause tra gli alberi d'un bosco artificiale lungo la strada che percorriamo o per l'aria tra un versante di monte e quello affianco, suo compagno d'ere. Tutto troppo pieno? Forse troppo ricco per me, quando invece desidero un momento di riposo, di respiro delle orecchie? Di vuoto della vista?

Alla fine ho ceduto, la musica dell'interno mi ha colorato anche l'esterno. Sono un cattivo critico per questo? Forse non mi risparmierete le vostre critiche. E ne sono felice.

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