TOXYDOLL – Live At The LoopHole

 
Gruppo: Toxydoll
Titolo: Live At The LoopHole
Anno: 2013
Provenienza: Europa
Etichetta: Aut Records
Contatti: Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. Mantis Dance
  2. Castellana
  3. Loopaholic
  4. Testone
  5. Viruta
  6. Toxydoll
DURATA: 53:35
 
L'improvvisazione è la vita. Sapere quali sono i propri strumenti è uno degli esercizi che ogni giorno facciamo: chi si ritiene ottimo nelle relazioni si eserciterà a crearne di nuove, sempre (e allora in una sera può stabilire legami con tre, quattro persone); chi si ritiene ottimo nell'organizzare il proprio tempo farà piani a lungo termine (che puntualmente rispetterà nonostante il caso caotico che sfugge alle sue previsioni); chi si ritiene ottimo nel conservare le proprie abitudini farà di tutto perché niente le faccia errare (e si opporrà agli eventi in modo da dirigerli dove vuole). Poi c'è chi non si rende conto di quali siano i propri strumenti e perciò non li esercita: così si incaglia o procede per inerzia, seguendo quello che accade intorno, che viene detto e che è considerato giusto.
 
Il free-jazz è improvvisazione. Come per la vita, nel free-jazz bisogna sapere quali sono i propri strumenti, quindi bisogna sapere dove si vuole andare per non farsi trascinare dall'inerzia o dall'influenza degli altri. I Toxydoll hanno scelto, fortunatamente, quali strumenti usare: non si sono lasciati trascinare dalle abitudini del genere. Poche cose: a ognuno il suo suono. Un tema su cui fare affidamento, sempre. Al quale si può ritornare, se è necessario perché ci si è persi. Poi, il resto, è vita. È vivo. È "live". Non potrebbe essere altrimenti. I Toxydoll non avrebbero potuto produrre un disco in altra maniera, come la vita non si può riprodurre in studio. C'è bisogno del caso, delle volontà e degli errori, delle rivelazioni e delle scoperte, delle improvvisazioni. Dell'ascolto.
 
Avete presente John Zorn. Ecco, dimenticatelo. Il free-jazz dei Toxydoll non risponde ai criteri di frammentazione a cui ci ha abituato il caro sassofonista americano. Il nostro sassofonista francese (Vincet Doménech), coadiuvato da una ottima batterista (Olga Nasova), da un chitarrista italiano (Alberto Cavenati) e da un tastierista e musicista elettronico (Bob Meanza, di origine ignota), si muove in maniera continua, senza soluzione di continuità: tutto è fluido ed estremamente compatto, non c'è il minimo segno di rottura. Ogni cosa è in ascolto di quella precedente e della successiva. Viva perché attenta a quello che sta attorno, dietro, davanti. Ogni strumento è capace di ascoltare e raccogliere i segnali che l'altro manda, di seguirlo o di opporvisi, di farsi trascinare da una ritmica o di contrastare la tonalità dominante. Insomma anarchia in ascolto. Non edonismo, non compiacimento di sé, ma soddisfazione nel collaborare con gli altri nel perseguire un modo. Conoscere i propri strumenti e metterli al servizio di una situazione comune.
 
I Toxydoll sono dei buoni esempi di free-jazz attento e deciso. Da sentire. Dal vivo. Sul vivo.

 

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