COLD FUSION – ORP Orzel

 
Gruppo: Cold Fusion
Titolo:  ORP Orzel
Anno: 2006
Provenienza: Polonia
Etichetta: Rage In Eden
Contatti: Etichetta
 
TRACKLIST

  1. Untitled
  2. Untitled
  3. Untitled
  4. Untitled
  5. Untitled
  6. Untitled
  7. Untitled
  8. Untitled
DURATA: 43:52
 

Ristampato di recente all'interno della pregevole collana di pubblicazioni "Rundfunktechnische Versuchsanstalt" lanciate sul mercato dalla polacca Rage In Eden e accompagnato in questa speciale edizione da un prestigioso box di legno, "Orp Orzel" è una vera e propria colonna sonora ai fatti misteriosi che circondano la storia, per l'appunto, dell'ORP Orzel, sottomarino della flotta polacca scomparso nel Maggio del 1940 durante uno scontro in acque norvegesi. La vicenda è approfondita nel corposo libretto allegato all'opera, che riporta un dettagliato resoconto degli eventi documentati in quegli anni e fornisce un importante supporto all'ascoltatore. Il consiglio è quello di leggere tutto con attenzione, al di là dell'interesse storico, per calarsi meglio nella condizione mentale per affrontare un disco altrimenti complesso e di non facile comprensione.

È una storia tragica quella che accompagna la ciurma imbarcatasi sulla macchina che porterà alla loro morte, ma al tempo stesso è una storia che dagli angusti cunicoli del sommergibile fa spuntare la natura romantica ed eroica dei protagonisti di questo disco, quella medesima natura che da sempre è oggetto di fascinazione e di analisi da parte di Cold Fusion all'interno delle sue opere.

È il sottomarino stesso il protagonista assoluto dell'apertura, l'atmosfera asfissiante e il sound meccanico ancor più che industriale ci conducono nei meandri del mostro, nelle profondità del mare, dove non ci sono spiragli di luce. Un distillato di claustrofobia. Percussioni ripetitive e ipnotiche conducono verso gli abissi dark ambient della seconda traccia, da cui emerge (letteralmente) un pianoforte nostalgico e malinconico. Il percorso del disco è segnato, passo dopo passo ripercorriamo un pezzo di storia umana fra precipizi sonori e brevi spiragli di luce, come nel quinto brano, in cui torna il pianoforte a tracciare una linea melodica che, accompagnata da cori appena accennati e da un substrato sonoro di archi molto denso, dà sollievo al senso d'attesa creato dalle due canzoni precedenti, forse meno riuscite, ma al tempo stesso perfette nel creare una sorta di sensazione che qualcosa stia per accadere.

Con qualche fatica si giunge alla traccia sette, la traccia dell'ineluttabile inabissamento, in cui pennellate elettroniche dipingono il sottomarino nella sua lenta discesa verso le profondità più remote, e mentre le acque si richiudono definitivamente sopra di esso il sonar lancia i suoi ultimi battiti, come un cuore che cessa di pulsare. L'oscurità è totale, e sommerge anche l'accenno di melodia che sembra voler raggiungere la superficie senza tuttavia riuscirci. Chiude una desolante marcia militare, interrotta a tratti dai suoni del naufragio, suggello finale di un'opera ambiziosa e coraggiosa, che si concretizza in un disco di altissimo livello, sicuramente con qualche calo di tensione, ma che nel complesso, vista anche la difficoltà legata alla materia trattata e alla forma musicale scelta, riesce a realizzare le proprie velleità comunicative.

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