WORMWOOD – Ghostlands: Wounds From A Bleeding Earth

 
Gruppo: Wormwood
Titolo: Ghostlands: Wounds From A Bleeding Earth
Anno: 2017
Provenienza: Svezia
Etichetta: Non Serviam Records
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TRACKLIST

  1. Gjallarhornet
  2. The Universe Is Dying
  3. Under Hennes Vingslag
  4. Godless Serenade
  5. Oceans
  6. Silverdimmans Återsken
  7. Tidh Ok Ödhe
  8. Beneath Ravens And Bones
  9. The Windmill
  10. What We Lost In The Mist
  11. The Boneless One
  12. To Worship
DURATA: 58:55
 

Dopo un'annata piena di ottime cose nell'ambito della musica brutta, il 2017 era partito, a parte le dovute eccezioni, relativamente in sordina. Ero ancora in attesa di qualche altro nome nuovo nel metal estremo che mi lasciasse qualcosa di poco generico. Gli svedesi Wormwood possono essere tra i primi di questa lista, che sicuramente diventerà lunghissima con il passare dei mesi.

Partiamo con il dire che i Wormwood si formano a Stoccolma nel 2014, con Nox e Nine (rispettivamente chitarra e voce, anche membri dei Withershin), Rydsheim (chitarrista noto per aver fatto il turnista per i Månegarm), e Borka e Johtun a basso e batteria. Con l'EP "The Void: Stories From The Whispering Well" del 2015 attirano l'attenzione dell'etichetta olandese Non Serviam Records, attraverso la quale pubblicano l'album di debutto "Ghostlands: Wounds From A Bleeding Earth" a inizio marzo 2017.

Partiamo dalla copertina, opera del fotografo e musicista Mario Bolzin: una figura spettrale si aggira per una foresta oscura, mentre il tronco in primo piano riporta dei simboli simil-runici scritti con il sangue. È abbastanza visibile che l'ispirazione principale arrivi, come scritto anche nel libretto, «dalle vaste foreste del nord, dai racconti popolari e dai misteri dello spazio». La tematica portante del disco, in maniera molto agallochiana, è una «celebrazione della morte dell'Uomo e la conseguente rinascita del mondo».

Arriviamo così all'album, che si apre con la strumentale "Gjallarhornet", il corno che annuncia l'inizio della fine secondo la mitologia norrena. Si va, quindi, subito alla devastazione, proseguendo con "The Universe Is Dying", un pezzo black metal molto veloce e melodico. La prima parte del disco si muove su coordinate simili, a cavallo tra folk metal e black melodico, con la curiosa scelta di usare sia l'inglese che lo svedese a seconda delle canzoni.

La distruzione viene poi seguita dall'acustica "Godless Serenade", in cui la neve ricopre le verdi colline e la voce dell'ospite, Alexandra Moqvist, ci accompagna in un viaggio dal respiro astrale. In generale, il quintetto svedese sembra sapere molto bene come bilanciare le fasi più feroci con quelle più spiccatamente fischiettabili, oltre ad avere una discreta capacità nello scrivere parti di chitarra molto efficaci.

In "Tidh Ok Ödhe" possiamo anche notare delle influenze black'n'roll nel ritmo delle strofe, a indicare le intenzioni dei Wormwood di esplorare anche altri lidi. A mio avviso, il pezzo più riuscito è "What We Lost In The Mist", in cui ciò che resta dell'umanità si guarda alle spalle e scopre la futilità di tutte le storie e gli eventi passati. Sul lungo termine, si può iniziare a pensare che il disco duri un po' troppo, una consapevolezza che matura durante i ritmi un po' rock e l'insistente assolo di chitarra della conclusiva "To Worship".

Dopo un'ora circa di ascolto, "Ghostlands: Wounds From A Bleeding Earth" si conferma come un album di grande interesse per gli appassionati di questa scena e il debutto di un gruppo che verosimilmente dovrà ancora mettere a posto qualcosa in termini di coesione generale, ma che ha ben chiaro il proprio potenziale.

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