COFFIN BIRTH – The Serpent Insignia

Gruppo:Coffin Birth
Titolo:The Serpent Insignia
Anno:2018
Provenienza:Italia / Malta
Etichetta:Time To Kill Records
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TRACKLIST

  1. Throne Of Skulls
  2. The 13th Apostle
  3. Godless Wasteland
  4. The Red Sky Season
  5. Christ Infection Jesus Disease
  6. From The Dead To The Dead
  7. Casket Ritual
  8. Sanguinary
  9. The Serpent Insignia
  10. Zombie Anarchy
DURATA:36:24

I Coffin Birth ci permettono di compiere un tuffo nel passato con il loro debutto ufficiale The Serpent Insignia, disco chiaramente ispirato a quel death metal diretto e senza fronzoli di inizio anni ‘90. La scintilla che ha dato il via a questo progetto è stata la voglia di sperimentare nuove sonorità con il famoso pedale HM2 del duo Moschini-Mastrobuono, chitarristi in forza ai nostrani Hour Of Penance. Il risultato ottenuto, dal grande potenziale ma non adattabile allo stile della propria band principale, li ha poi convinti a investire tempo ed energie nella costruzione di un gruppo parallelo nel quale poter dare libero sfogo a quel bagliore metallico ancora allo stato grezzo.

Ad accompagnarli in questa avventura si sono quindi uniti Frank Calleja (cantante nei Beheaded), Francesco Paoli dei Fleshgod Apocalypse e Davide Billia (già compagno alla batteria negli Hour Of Penance). Death metal si diceva, come concepito e professato per diverso tempo da formazioni quali Entombed, Grave o Dismember, veri e propri padri fondatori di uno stile che ormai ha fatto storia. Fin dall’iniziale “Throne Of Skulls” è palese che i Nostri non hanno alcuna intenzione di fare prigionieri, colpendo l’ascoltatore dritto allo stomaco con riff asciutti ma non banali, ritmi martellanti e in generale un’attitudine dal sapore quasi punk. Se l’originalità non può essere citata tra i punti di forza nell’esordio dei Coffin Birth, la mezzora abbondante di musica che vi aspetta non vi concederà comunque respiro, per la felicità di chi è cresciuto con questo genere di sonorità nelle orecchie.

Pur cimentandosi con uno stile che appartiene a un altro periodo storico, la band non si limita a citare pedissequamente quanto fatto da altri ma rielabora invece la formula, ora enfatizzando la componente grind, ora lasciando più spazio a una vena death’n’roll di scandinava memoria. Senza mettere sul tavolo, per il momento, avventati paragoni con formazioni del calibro dei Bloodbath, assimilabili tuttavia per stile e nascita, non possiamo che fare un plauso al quintetto italo-maltese per la bontà del materiale proposto in The Serpent Insignia.

Produzione e copertina rientrano nei canoni del genere, rendendo giustizia alle idee riversate nell’esordio di un gruppo tanto improvvisato quanto degna di attenzione. Tecnica e passione di certo non mancano e se i Coffin Birth sapranno unire a queste due componenti anche una maggiore varietà e personalità nei suoni e nelle soluzioni adottate, spiccare nel panorama internazionale non sembrerà un’impresa così fuori portata.

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