Creature - Ex Cathedra

CREATURE – Ex Cathedra

Gruppo:Creature
Titolo:Ex Cathedra
Anno:2020
Provenienza:Francia
Etichetta:I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Fugue En Sol Mineur
  2. “zÑ5♦mı
  3. L’Odyssée Hyperpropulsée
  4. Involution – Expectations
  5. Note Anticosmique
  6. Neo Habilis
  7. Le Roi Zogue
  8. La Brèvité De L’Aphélie
  9. Atlantis
  10. Éthernellement
DURATA:01:03:00

Dietro al nome d’arte Creature si cela la poliedrica personalità del cantante e polistrumentista francese Raphaël Fournier, mente e corpo di un progetto che ha sfornato tre dischi in tre anni. Il più recente Ex Cathedra è però il primo a uscire sotto un’etichetta, la nostrana I, Voidhanger. La locuzione latina ex cathedra ha un duplice significato: originariamente sottolinea l’infallibilità del pontefice quando si trattano temi relativi a fede e moralità, mentre nel linguaggio comune l’espressione parlare ex cathedra fa riferimento a un modo di esprimersi pomposo, altezzoso e dogmatico. Mi permetto di dubitare che Fournier-Creature abbia preso ispirazione dalla Chiesa, che abbia quindi scelto di utilizzare questo titolo con l’intenzione di — non metaforicamente — darci una lezione? Chissà.

Quel che è certo è che quest’ora e tre minuti sono un bel mattoncino da buttare giù. Si tratta di avantgarde portato all’estremo, in cui sbucano black metal, richiami classici, strumenti a fiato, blast beat, passaggi dal sapore prog e alcuni perfino rap-hip hop (“Atlantis”), per non parlare dei giri di basso vagamente funky del brano conclusivo “Éthernellement”. Se per progressive scegliamo di intendere, letteralmente, una progressione di più elementi, direi che potremmo tranquillamente definire Ex Cathedra un disco progressive. La prima metà di questo caos organizzato è piuttosto coinvolgente, devo dire: “Involution – Expectations” è un brano per pianoforte a cui si aggiungono man mano cori belli spessi e archi, per poi sfociare in un’esplosione di percussioni cadenzate e un growl acido e raschiato; “Fugue En Sol Mineur” ha invece un gusto barocco che probabilmente piacerà moltissimo ai musicisti più conservatori. Quel che è certo è che se amate generi meno agglutinanti e più old school molto probabilmente non apprezzerete affatto questo disco, per cui non mi offendo se interromperete la lettura qui, posso capirvi.

I brani si legano tra loro in maniera molto fluida, se non si fa attenzione si rischia quasi di perdere il momento di passaggio dall’uno all’altro, il che in effetti è un chiaro segnale del fatto che il genere, pardon, i generi scelti sono mescolati tra loro in modo molto omogeneo. Non ci sono bruschi passaggi da uno stile all’altro, non che sia necessariamente una cosa positiva, ma nemmeno negativa, attenzione; quel che è certo è che sicuramente salta subito all’orecchio. Ex Cathedra ha dei momenti strumentali molto pieni e lunghi, specialmente nella seconda parte, in cui fanno capolino due brani finali di circa undici minuti ciascuno, “Atlantis” ed “Éthernellement”: due mini composizioni autonome in cui tutto ciò che abbiamo detto finora viene portato all’estremo.

Ahimè, devo dire purtroppo che nella seconda metà del disco, diciamo da “Neo Habilis” in poi, l’attenzione inizia a calare e più di sessanta minuti di avantgarde comunque non sono pochi. Ascoltare Ex Cathedra tutto insieme è una bella botta per il cervello, che magari a un certo punto potrà iniziare a implorarvi per una pausa. Concedetegliela e poi ricominciate, perché è vero che si tratta di una discreta mazzata pregnissima di elementi e influenze di ogni sorta, ma di certo non è sgradevole e nemmeno brutta, anzi ha il pregio di incuriosire l’ascoltatore e di riempirgli la testa di… beh, un po’ di tutto. Fournier-Creature ha fatto un lavorone, considerando che Ex Cathedra è dall’inizio alla fine farina del suo personalissimo sacco. Magari i dogmi che vuole imporci non sono universali, probabilmente starà soltanto cercando di trasmetterci quelli più legati alla sua persona.

Approcciatevi a Ex Cathedra solo se siete nello stato d’animo adatto per farlo e tenete a mente che a disco concluso probabilmente avrete bisogno di qualche ora di silenzio. Ho la netta sensazione che lo amerete oppure odierete, non credo che le vie di mezzo siano contemplate. Quanto a me, penso di avere ancora bisogno di qualche ascolto per inglobarlo per bene, ma sono assolutamente certa che non lo odierò affatto, nemmeno tra una settimana, quando il mio cervello mi supplicherà di ascoltare i grandi successi degli anni Novanta per almeno sei ore per disintossicarsi.

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