FALLEN – Fallen

 
Gruppo: Fallen
Titolo: Fallen
Anno: 2015
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Solitude Productions
Contatti:

Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Gravdans
  2. Weary And Wretched
  3. To The Fallen
  4. Morphia
  5. Now That I Die
  6. The Funeral
  7. Drink Deep My Wounds
  8. Persephone – A Gathering Of Flowers [cover Dead Can Dance]
DURATA: 01:19:36
 

I Fallen erano — o per meglio dire sono, dato che la band è in stato di ibernazione da lungo tempo, ma non deceduta — il progetto secondario di Anders Eek (Funeral, ex Glittertind, Myrkskog e Odium), al quale presero parte il defunto chitarrista Christian Loos (Funeral) e Kjetil Ottersen (Omit, Vagrant God, Odium, ex Disiplin e Funeral). Sorti nel 1996, hanno purtroppo prodotto pochissimo e sono rimasti nell'ombra per moltissimo tempo, cadendo lentamente nel dimenticatoio una volta colpiti dalla prematura scomparsa di Loos, che ne decretò la messa in stand-by, con Eek a concentrarsi di conseguenza sul destino della band principale di cui è tutt'oggi pilastro portante.

La Solitude Productions, nella sua attenta opera di recupero, ha stavolta dato spazio allo scarso materiale pubblicato dalla realtà norvegese nella prima metà del secondo millennio, recuperato e racchiuso in "Fallen". L'uscita consiste nella riproposizione dell'unico album "A Tragedy's Bitter End" (rilasciato originariamente nel 2004), al quale sono state aggiunte "Drink Deep My Wounds" (traccia contenuta in "Demo O4" insieme a "Morphia", quest'ultima rintracciabile all'interno della scaletta del disco) e "Persephone – A Gathering Of Flowers", cover dei sempiterni Dead Can Dance di "Realm Of Dying's Sun" (1987).

Il Funeral Doom dei Fallen è scarno, ma atmosfericamente importante, è infatti l'approccio emotivo a dettarne il ritmo fiero e vigorosamente drammatico. Le canzoni sono lunghe e si snodano in maniera quasi elementare con un incedere greve e inesorabile, scandito dalla profonda e severa voce di Ottersen, capace di infondere un'aura ancestrale, quasi epica, che fa di "Weary And Wretched" e "Now That I Die" i capitoli più intensi e fascianti del lavoro. Per quanto riguarda invece brani che vanno ad arricchire la raccolta, "Drink Deep My Wounds" prosegue il percorso sin lì tracciato, facendo però trapelare la presenza di elementi di luminosità inattesi, mentre l'interpretazione fornita a "Persephone – A Gathering Of Flowers" si rivela piacevole e tutt'altro che scontata, praticamente fatta propria e deformata in maniera tale da assorbire il D.N.A. funereo di Eek e soci.

In sincerità ammetto che troverei interessante un rientro in scena dei Fallen, tuttavia tenendo conto che già la band madre è lenta da morire nel ritmo di pubblicazione, pur mantenendo una cadenza regolare, la vedo davvero dura: "Oratorium" è stato partorito nel 2012 e si è dovuto aspettare quattro anni per avere un successore a "As The Light Does The Shadow", dato alle stampe nel 2008, non considerando nel conto per ovvi motivi "To Mourn Is A Virtue" del 2011. Non rimane quindi che consolarsi con il dono confezionato dall'etichetta russa, che oltre a essere rinnovato nella veste grafica e prodotto in modo tale da mantenerne vivo lo spirito originale si prospetta facilmente amabile e acquistabile dagli sfegatati e devoti fruitori del genere.

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