FRACTAL CYPHER – The Human Paradox

 
Gruppo: Fractal Cypher
Titolo: The Human Paradox
Anno: 2016
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Lost
  2. Endless Circle
  3. Shinning A While
  4. Prison Planet
  5. Imminent Extinction
  6. Final Abode
  7. Awakening
  8. Idles Word
  9. Ghost Of Myself
DURATA: 65:15
 

Dopo aver parlato dei Tactus la settimana scorsa, si ritorna di nuovo in Canada e di nuovo con un gruppo progressive metal. Questa volta, però, la scena è totalmente opposta: abbandonati i panni dei figli dell'era moderna, i Fractal Cypher seguono a menadito quella che è la scuola di fine millennio, con una struttura studiata a puntino per ogni brano, assoli di tastiere e quel tocco neoclassico che ogni tanto non fa mai male.

Ma andiamo per ordine: non essendomi mai arrivato il disco fisico, disperso dopo essere stato spedito, mi sono dovuto accontentare della versione digitale di "The Human Paradox"; un vero peccato, visto che la scannerizzazione del libretto promette qualcosa di molto gustoso, tra disegni e testi da leggere. Con mia grande sorpresa, però, non siamo di fronte a un concept album, nonostante alcuni brani siano sonoramente collegati. Al contrario, il gruppo ha deciso di creare tanti piccoli nuclei, congiunti solo a livello tematico (essenzialmente solitudine e il rapporto con un mondo avverso gli argomenti affrontati) con dei testi effettivamente molto lunghi. Sarà una tendenza dei gruppi francofoni, ma mi fa sempre sorridere sentire accentare in maniera strana determinate parole solo per avere strofe più lunghe.

A livello sonoro, invece, "The Human Paradox" mescola momenti più esplosivi (come l'iniziale "Lost") a ballate molto più strappalacrime ("Shinning A While" e "Awakening") che personalmente non ho apprezzato moltissimo, poiché troppo smielate e autocelebrative. Sarà anche che la voce di Simon Lavoie mi ha ricordato vagamente quella di Tobias Sammet, risultando nello stesso sgradevolissimo effetto di un cantante che non arriva dove dovrebbe e quindi mantiene lo stesso tono per tutto il tempo (oltre a scrivere testi ben poco ispirati). Non solo, per quanto Lavoie sia meno fastidioso di Sammet, ritmiche e soluzioni trovate dai Canadesi spesso strizzano l'occhio agli Edguy ("Prison Planet") e a quei gruppi power che si lasciano andare fin troppo a melodie facilotte ("Ghost Of Myself").

I Fractal Cypher provano tuttavia a differenziarsi, aggiungendo del growl qui e lì e cercando di mantenere un aspetto un po' più progressivo, come nella piacevole "Imminent Extinction" o in "Idles Word"; peccato che nell'ora di riproduzione siano davvero pochi questi momenti interessanti. Nonostante la buona prova tecnica, la maggior parte del tempo passa tra brani poco ispirati e cantilene ripetute per sei-otto minuti (come la noiosa "Final Abode"), una durata sinceramente eccessiva vista la poca propensione a creare qualcosa di unico o in grado di lasciare un segno. Per assurdo, gli stessi Tactus citati all'inizio sono riusciti a realizzare pezzi più interessanti malgrado l'assenza di strutture rigide; e probabilmente è proprio questa eccessiva aderenza ai gruppi classici che ha tradito i Fractal Cypher: meno testo e più pratica avrebbe reso sicuramente il prodotto più interessante e decisamente più progressivo.

In definitiva, "The Human Paradox" non è un brutto disco, sia chiaro, ma non è nemmeno quella flebile speranza che ti fa avere fiducia in un prossimo prodotto. Se i Fractal Cypher vogliono ambire a qualcosa di più, hanno un percorso da compiere molto più complesso e impegnativo di quel che pensano.

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