Ghost Bath - Self Loather | Aristocrazia Webzine

GHOST BATH – Self Loather

Gruppo: Ghost Bath
Titolo: Self Loather
Anno: 2021
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Northern Silence Productions
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TRACKLIST

  1. Convince Me To Bleed
  2. Hide From The Sun
  3. Shrines Of Bone
  4. Sanguine Mask
  5. A Crystal Lattice
  6. Sinew And Vein
  7. I Hope Death Finds Me Well
  8. For It Is A Veil
  9. Unbearable
  10. Flickering Wicks Of Black
DURATA: 45:52

C’è chi si crogiola nella tristezza, e chi ci si immerge completamente, finendo a fluttuare in un mare di lacrime e sconforto: ecco quello che fanno dal 2012 Dennis Mikula e i suoi Ghost Bath, nome che è ormai automaticamente sinonimo di disperazione. A quattro anni dal dibattuto Starmourner, la formazione statunitense torna a rattristarci con Self Loather, un album che, come da tradizione, non manca di essere auto-esplicativo sin dalla copertina, dove vediamo ritratta una mesta figura incappucciata dall’aspetto decisamente scheletrico.

Self Loather mi ha fin da subito spinta a un dibattito interiore: da un lato si tratta di un disco depressive da manuale, tra riff struggenti, linee vocali improntate alla disperazione più nera e singhiozzi sparsi tra le varie tracce, per la soddisfazione degli estimatori del genere. Nel corso dell’album spesso si sente risuonare l’eco della tristezza totale e viscerale che rappresenta uno dei marchi di fabbrica dei Ghost Bath, soprattutto nell’uso della tastiera che ricorre, ad esempio, all’interno “I Hope Death Finds Me Well” (quest’ultima mi ha fatto ripensare a “Seraphic”, che apriva il sopra citato Starmourner). A questi episodi se ne accompagnano altri in cui i Nostri decidono di puntare sul post-black, regalandoci pezzi degni di nota tra cui “A Crystal Lattice”, che a mio parere merita la palma di miglior brano.

Tuttavia, sviscerando questo disco si avverte fin troppo spesso la sensazione di come la linfa vitale caratteristica dei Ghost Bath non arrivi a irrorare tutti i brani, come accade in “Shrines Of Bone” e “Hide From The Sun”. Di conseguenza, risulta difficile non lasciarsi abbindolare dal tarlo nell’orecchio che la band si sia uniformata un po’ troppo ai canoni dettati dal depressive e abbia ceduto parte della propria identità, subito riconoscibile ascoltando i dischi precedenti.

A conti fatti, non si può negare che Self Loather possa tranquillamente rappresentare uno dei petali nella rosa delle uscite depressive del 2021; nonostante questo, è difficile disfarsi della convinzione che i Ghost Bath abbiano perso un pezzo, per quanto infinitesimale, di personalità musicale storica. In ogni caso, una cosa è certa: la tristezza in musica ha sempre un suo perché.