HISS FROM THE MOAT – Misanthropy

 
Gruppo: Hiss From The Moat
Titolo:  Misanthropy
Anno: 2013
Provenienza: Italia
Etichetta: Lacerated Enemy Records
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Conquering Christianity
  3. Honor To The Mother Of Death
  4. Moralism As Anesthetic
  5. Misanthropy
  6. The Path Of The Pilgrims
  7. The Descent From The Throne
  8. Ave Regina Caelorum
  9. Caduceus
  10. Outro
DURATA: 30:58
 

Anche la Lombardia ha ora i propri Behemoth. Cresciuti attorno alla figura del batterista James Payne (da un paio d'anni anche negli Hour Of Penance), del chitarrista Jack Poli e del bassista Carlo Cremascoli, gli Hiss From The Moat sono in giro ormai da oltre un lustro. Dopo un ep d'esordio molto orientato al deathcore, a seguito del quale i Nostri si separano da cantante e secondo chitarrista, e con la formazione a tre di cui sopra più l'aggiunta di Paolo Pieri (Hour Of Penance) dietro al microfono, incidono il vero e proprio album di debutto, "Misanthropy".

Dato alle stampe dalla ceca Lacerated Enemy sul finire dell'anno, ma originariamente rilasciato digitalmente in autunno nientemeno che dalla Nuclear Blast, il disco prende una direzione che dire similare a quella di Nergal e compagni periodo "The Apostasy" è eufemistico: iperproduzione, riff enormi alternati ad assoli, up-tempo inarrestabile, superomismo con tanto di inserti latini, arrangiamenti orchestrali ("Moralism As Anesthetic") e via discorrendo. Persino nella voce tono e impostazione ricordano Nergal, mentre a rivangare le origini più "-core" della formazione è rimasto giusto qualche breakdown sparso qua e là, nient'altro. Otto brani più intro e outro per un totale di poco più di trenta minuti danno l'idea di quanto gli HFTM si siano concentrati sulla velocità e sulla concretezza e poco su inutili orpelli: furia e distruzione si abbattono sull'ascoltatore di turno con violenza inaudita, pur senza tralasciare una certa classe nella composizione.

Proprio il brano più lungo, invece, "Caduceus" (per cui tra l'altro è stato girato un video), pare quello meno ispirato, troppo pomposo e davvero eccessivamente derivativo; trovo la band maggiormente a suo agio in pezzi più asciutti e d'impatto, che non alle prese con episodi forzosamente epici. Molto meglio "Conquering Christianity", insomma, con il suo carico di belligeranza e violenza sparato a mille, o l'odio primordiale e gli stop-and-go di "Misanthropy". A dare un quid pluris all'album ci sono anche le partecipazioni di Tommaso Riccardi (Fleshgod Apocalypse) e Ryan Knight (Black Dahlia Murder).

Un risultato del genere al debutto non è cosa di tutti i giorni: questi ragazzi possono andare molto lontano, ora si tratta solo di affinare qualche elemento più personale e assimilarlo all'interno dei propri lavori, così da non dover più essere ricordati come i Behemoth italiani, ma come gli Hiss From The Moat. Per ora, visto che "The Satanist" è una cacata di proporzioni epiche, comunque, "Misanthropy" è già una più che valida alternativa, anzi, con trucco e armature i Nostri sono pressoché identici a Nergal, Inferno, Orion e Seth; evitate il loro tracollo e date fiducia a una formazione giovane e di belle speranze.

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