Holding Absence - The Greatest Mistake Of My Life

HOLDING ABSENCE – The Greatest Mistake Of My Life

Gruppo: Holding Absence
Titolo: The Greatest Mistake Of My Life
Anno: 2021
Provenienza: Galles
Etichetta: Sharptone Records
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TRACKLIST

  1. Awake
  2. Celebration Song
  3. Curse Me With Your Kiss
  4. Afterlife
  5. Drugs And Love
  6. In Circles
  7. NoMoreRoses
  8. Beyond Belief
  9. Die Alone (In Your Lover’s Arms)
  10. Phantoms
  11. Mourning Song
  12. The Greatest Mistake Of My Life
  13. An Apology Note
DURATA: 53:16

Lo dico chiaramente: il concetto che un determinato genere possa essere relegato a un determinato momento della nostra vita è piuttosto puerile. Sarebbe più giusto dire che è più facile scoprire un genere in un determinato momento, ma questo non elimina la possibilità di avvicinarsi ad altro nel tempo. Ecco perché il -core e io abbiamo dovuto attendere la pandemia e gli Holding Absence per fare amicizia.

Il trio di Cardiff, reduce dall’addio dell’ultimo fondatore James Joseph, si è fatto conoscere con un album di debutto omonimo dai toni e dalle tematiche piuttosto drammatiche, in perfetta linea con quello che ci si aspetterebbe. Il risultato è stato ampiamente apprezzato, nonostante il pessimo periodo per promuovere un album. Ma non contenti di ciò, gli Holding Absence hanno deciso di fare un passo in avanti e modulare il loro stile.

Come dichiarato più volte dal cantante Lucas Woodland nelle varie interviste, con The Greatest Mistake Of My Life il gruppo ha spostato il focus da un Post-Hardcore con il concetto di amore (prettamente distruttivo, del primo album) a una visione molto più complessa e sfaccettata delle emozioni. Ecco perché una “Celebration Song” che grida alla gioia di vita e rinascita risulta così in antitesi con diversi cavalli di battaglia del gruppo come “Your Love (Has Ruined My Life)”. E in maniera assolutamente coerente, lo stile del gruppo adesso risulta essere molto più accattivante, leggero, con ritornelli speranzosi da canticchiare (“Afterlife”, “Beyond Belief”)… le malelingue direbbero semplicemente più commerciale. Ma parliamoci chiaro, siamo di fronte al secondo disco di un gruppo che è in piena evoluzione, il quale si spera possa finalmente presentarsi su più palchi internazionali in questa situazione pandemica: è quindi giusto additare negativamente qualcuno solo perché sta cercando la propria direzione? Direi proprio di no, e sottovalutare The Greatest Mistake Of My Life sarebbe increscioso.

I motivi sono molteplici: primo fra tutti è Woodland stesso. Se in precedenza aveva dato prova di una capacità canora spaventosa (anche in diversi video live girati pre-pandemia), in questa seconda opera trova quella via di mezzo melodica che lascia spazio allo scream solo in casi eccezionali (NoMoreRoses), mettendo ancora più in risalto la propria ottima estensione. Quel che è divertente è che di Woodland questa volta ce ne sono ben due: la sorella Caitlin partecipa infatti a “Die Alone (In Your Lover’s Arms)”, in uno splendido duetto a voci sovrapposte per quella che probabilmente è la mia traccia preferita. Un altro ottimo motivo sta proprio in questa natura più orecchiabile, la quale rende sicuramente i brani più vivibili, ma senza perdere di vista osservazioni e analisi opprimenti, come l’autocommiserazione di “In Circles” per una vita monotona che non porta da nessuna parte.

C’è però qualcosa che manca in questo disco ispirato alla canzone di Dame Gracie Fields e sono quei momenti spiazzanti, tra arpeggi decadenti e silenzi in cui abbandonarsi tra una nota e l’altra: manca una “Wilt” dell’album precedente. O meglio, lo sono un po’ la già citata “Die Alone (In Your Lover’s Arms)” e “Mourning Song”, ma non con la stessa forza emotiva. Però questo è un concetto che si ricollega al discorso iniziale: si tratta di una prima evoluzione in sonorità e tematiche per gli Holding Absence, se quindi così deve essere, che così sia. Oltretutto The Greatest Mistake Of My Life gode finalmente anche di un libretto curato da sfogliare e una simpatica custodia in plastica che sovrappone il titolo all’immagine della copertina; una trovata molto carina che mi ha sorpreso.

Consiglio quindi The Greatest Mistake Of My Life, a patto che si abbia ben chiara la sua natura più orchestrale e melodica, ma Woodland (con la sua voce incredibile ed espressiva) e soci meritano decisamente la vostra fiducia.