IN REVERENCE – The Selected Breed

 
Gruppo: In Reverence
Titolo: The Selected Breed
Anno: 2017
Provenienza: Svezia
Etichetta: Non Serviam Records
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TRACKLIST

  1. Jahiliah
  2. Gods Of Dehumanization
  3. Prometheus
  4. The Selected Breed
  5. The Sixth Bloodletting
  6. Anthropogeny
  7. Red Waves
  8. Gift Of Disintegration
  9. Life Rejuvenate
DURATA: 33:23
 

Gli In Reverence sono svedesi e nascono nel 2011. Inizialmente suonavano deathcore, stile che nel corso degli anni e dopo un paio di cambi in formazione è stato abbandonato, a favore di un death metal annerito.

Il trio composto dal batterista Oscar Krumlinde (Avslut, Hadriel e Overtorture), dal chitarrista Pedram Khatibi Shahidi e dal cantante Filip Danielsson è entrato a far parte del roster dell'etichetta olandese Non Serviam Records, che ne ha rilasciato l'album di debutto "The Selected Breed". Le linee di basso all'interno del lavoro sono state registrate da Joakim Antman, compagno di Krumlinde negli Overtorture.

L'album non porta con sé chissà quale sorpresa: le influenze sono molteplici e riconoscibilissime, Behemoth in primis, con una prestazione derivativa basica, ma non basilare. Pur fondandosi sull'utilizzo e l'esecuzione di dinamiche compositive che fanno da pilastro al genere e pur sfruttandone in maniera intelligente — ma mai personale — le doti melodiche, atmosferiche e ritmiche (in particolare accelerazioni spaccaossa e decelerazioni improvvise efficaci), mi sembra impensabile definire elementare questo lavoro. Scorrevole, a proprio modo efficiente pure, ma non elementare.

Gli Scandinavi non amano complicarsi la vita, tuttavia non è detto che ciò sia un male. Hanno avuto il buongusto di concentrare gli sforzi in una scaletta di poco superiore alla mezz'ora, evitando così di trascinare con sé la noia. In essa sono racchiusi cinque pezzi ("Prometheus", "The Selected Breed", "The Sixth Bloodletting", "Anthropogeny" e "Gift Of Disintegration") in grado di rappresentarne pienamente il manifesto odierno e sui quali poter contare in futuro, tenendoli in considerazione come punto di partenza sul quale lavorare e affinare la proposta.

In fin dei conti, "The Selected Breed" è un biglietto da visita discreto e dà l'impressione che gli In Reverence abbiano imboccato una strada congeniale. Di certo potrebbero osare maggiormente, quantomeno rielaborando il retaggio behemothiano, una croce capace di far implodere il potenziale di band anche di buona levatura (si veda lo stato pietoso dei polacchi Hate dopo "Anaclasis: A Haunting Gospel Of Malice & Hatred"), che pesa in maniera non indifferente sulla riuscita dei brani. In attesa che ciò avvenga, vi suggerisco di tenerli d'occhio.

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