INCURSED – Fimbulwinter

 
Gruppo: Incursed
Titolo:  Fimbulwinter
Anno: 2012
Provenienza:   Spagna
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Endless, Restless, Relentless
  2. Svolder's Battle
  3. Ginnungagap
  4. Jörmungandr
  5. Feisty Blood
  6. Homeland
  7. Nordwaldtaler
  8. Nothern Winds
  9. Finnish Polkka
  10. Guardians Of Time
  11. Erik The Deaf
DURATA: 54:52
 

Ci sono domande cui fatico a dare risposta. Ad esempio cosa spinga tre ragazzi baschi a comporre un cd dalle tematiche norrene. Capisco la smodata passione per la mitologia nordica (che condivido), capisco la smodata passione per certi canoni estetici musicali (che condivido), e ciononostante quando tocco con mano un cd di questo tipo non riesco a fare a meno di sorridere. Sarò conservatore, sarò di vedute ristrette, ma sono convinto che certi argomenti vadano riservati alle genti a cui appartengono, per cultura, per origine, per forma mentis. Insomma, che Juan si metta a raccontare del Ginnungagap e dei venti nordici mi lascia perplesso e fondamentalmente divertito. Specialmente in un periodo come questo in cui, visto il boom che sta conoscendo il mondo "pagan", tantissimi cercano di farsi spazio nell'ormai affollatissimo universo folk-viking e affini.

Opinioni personali da parte mi accingo all'ascolto di "Fimbulwinter". “Endless, Restless, Relentless” è de facto una introduzione composta di solo organo, epica suo malgrado esclusivamente nel titolo, in cui echeggiano i peggiori Rhapsody, salvo poi deragliare quasi involontariamente in una marcetta iberica che poco ha a che fare col clima generale del disco. Due secondi di "Svolder's Battle" e scopro di aver intuito solo a metà il reale contenuto di questo full. Perchè sebbene presentato come un cd viking, "Fimbulwinter" è a quasi tutti gli effetti un cd power. Doppio pedale, tastiera onnipresente, assoli. Superata la sorpresa vengono fuori i limiti di un prodotto acerbo e che trasmette la netta impressione che i ragazzi non avessero sempre chiaro dove volessero andare a parare. A partire dai canoni musicali, classici, a tratti banali, ma soprattutto allegri e festosi e pertanto totalmente inadeguati all'aulicità dei temi trattati (buona la prova canora, e discreta capacità d'alternanza fra growl e clean vocals).

Capiamoci, non si può raccontare della nascita del mondo sulle melodie di una tastiera ottantiana uscita direttamente da un cd di Lucassen. Composizioni che d'altra parte non hanno picchi né lampi, costituite principalmente da riff power/heavy già sentiti, tanto che all'inizio di ogni brano l'ascoltatore può facilmente comprendere dove si andrà a parare, senza restar mai sorpreso. E se è vero che alcune melodie sono di facilissima assimilazione ed entrano facilmente in testa, è altresì vero che stancano altrettanto in fretta e non alterano la sensazione di piattezza generale. Pochi brani escono dal tracciato, e se l'uscita significa brani salterini e birraioli come "Feisty Blood" o "Finnish Polka" il pensiero spontaneo è che sarebbe stato meglio restare in strada, e purtroppo non mancano nemmeno momenti drammaticamente pacchiani in cui i Nostri s'avvicinano ai lidi già navigati da band come Alestorm e Turisas.

Si aggiunga che la registrazione stessa del disco avrebbe avuto bisogno di più attenzione, la chitarra praticamente non si sente se non è in assolo, i riff sottili come un velo vengono prepotentemente sotterrati dalle sovrastrutture create dalle tastiere. Una prova insufficiente per il combo ispanico, che deve assolutamente trovare modo di proporre qualcosa di più originale, personale e distintivo. Rimandati a settembre.

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